Il materasso dell'anima
“Perché non scrivi una piccola recensione ogni volta che leggi un libro?” Mi dicono ieri sera. Io penso. Scrivo tanto. Leggo molto di più. Ma non so scrivere di quello che leggo. E non mi piace neanche parlare di quello che leggo. Mi sento in imbarazzo. Sarà per lo stesso motivo per cui odio nei blog il tool in colonnina “Leggo” e l’elenco dei libri che il nostro blogger in quel momento sta leggendo ( e ovviamente adoro la grandissima scelta di stile fatta a proposito da Italian Psycho). Un fastidio pari quasi solo a quello degli adesivi glitterati “Amore mio ti amo tanto” ( a proposito, quando una mozione dell’Accademia della Crusca per l’abolizione di tale espressione?)
L’unico onanismo librario in cui mi crogiolo è la classificazione della biblioteca in xsl con obiettivi del tipo “quota 500 entro il
Detto ciò, sì mi piacerebbe tremendamente scrivere di libri, ma non ne sono capace.
Mi piacerebbe avere ancora un’ora di treno di ritorno solo per il piacere di cacciare il libro dalla borsa da dove mi ha aspettato per tutta la giornata di lavoro. E alzare solo ogni tanto lo sguardo per masticare una frase.
Calcare vs arenarie
I napoletani hanno la casa per le vacanze a Scalea. I casertani a Diamante e i salernitani a Santa Maria di Castellabate. Il mio ragazzo, che è cavaiuolo, ce l’ha a Ogliastro Marina, ridente frazione balneare di un non meglio specificato paese montano ( Montecorice, forse?).
La casa delle vacanze a Ogliastro Marina è ubicata nel villaggio residenziale Baia Arena. Il villaggio residenziale proprietà privata vietato l’accesso agli estranei Baia Arena è un sogno di benessere anni settanta di villette bianche a schiere col patio davanti e il giardinetto dietro. Il piccolo status-symbol di buona borghesia di provincia per i lunghi soggiorni di mamme e bambini e papà ci raggiunge nel weekend. Le casette ora hanno i muri un po’ scrostati e il bianco è diventatato grgiolino. I bimbi ci portano le ragazze a passare il week.end che soldi per passare il week-end fuori non ce ne sono più.ma per fortuna mamma e papà hanno investito sul mattone, Benedetto ottimismo oculato degli anni settanta.
Io adoro il week-end al villaggio residenziale Baia Arena. Baia Arena mi permette di fare tutto quello che la chicchissima Amalfi Coast non mi permette di fare. Alzarmi dal letto, infilarmi il costume, aprire la porta e stendermi sulla spiaggia. Con metri metri e metri di sabbia vuota attorno a me.
Perché, se è pur vero che “vir o mar quant è bell spira tant sientiment…” , tra l’atto di alzarsi e quello di stendersi al sole, in Amalfi Coast, so lovely place, bisogna passare prima attraverso questi step, detti anche “stazione della via crucis per farsi un bagno”.
• Mettersi qualcosa addosso sopra al costume
• Prendere macchina o motorino
• Farsi minimo minio quarto d’ora sindacale di traffico
• Lottare per il parcheggio armati di crick e catena per il motorino contro le invasioni barbariche dell’hinterland napoletano.
• Pagare l’ingresso in spiaggia che le poche libere che si sono piene di mazzamma che al confronto la serata dei balli latino americani al centro commerciale Campania di Marcianise è un ritrovo del Rotary Club.
• Se non si è disposti a pagare infilare gli scarponcini da trekking per raggiungere calette situate in fondo a discese di quattro chilometri di sgarruppo sotto il sole e poi ti voglio vedere al ritorno.
• Conquistare i due metri per tre di spazio vitale appesi a uno scoglio sul punto di franare.
• Tuffarsi da qualche scoglio per farsi il bagno e risalire arrampicandosi a mani nude sulla roccia attenti a non scivolare sulle alghe. Nel raro caso in cui è presente riva infilarsi le scarpette di gomma per riuscire a camminare su ciottoli e sassi o abbracciare la causa del “è un massaggio plantare che riattiva la circolazione”.
E così ogni venerdì da sera possibile da aprile a ottobre benedico il passaggio dai calcari alle arenarie, tra allevamenti di bufale e foreste d’eucalipto.
Non è prevista retribuzione
E va bè che da ormai tre mesi mi godo beata otto ore di sonno, lavoro vicino casa, no stress no proble, less money more happiness “ne guadagni in salute” Collywood vs Naples, “ti capita mai di sentirti soffocata?” ,ma un occhiatina ogni tanto a lavoricreativi.com la do sempre. Per scrupolo di coscienza più che altro. E immancabilmente. Posizione ricercata: giornalista. Tipo di retribuzione: non retribuito. Mai che veda un, che so, Posizione ricercata: grafico. Tipo di retribuzione: non retribuito. No, fare il giornalista, soprattutto da Roma in giù, pare non sia un lavoro. Pare che uno debba farlo nutrendosi della firma in bold. “Non è prevista retribuzione, ma è garantita un’ottima visibilità e gli articoli sono validi per il tesserino di giornalista pubblicista”. Voglia di imparare, capacità di relazionarsi, ottime capacità di scrittura e conoscenza dei più diffusi applicativi web completano il profilo. Gradita conoscenza della lingua inglese e basi di html. Il fatto è che. Fin quando schiere e schiere di ragazzi continueranno a scrivere aggratis pur di fare esperienza e mettere qualcosa nel cv, fin quando vedere la propria firma stampata sarà appagante di per sé, fin quando scrivere sarà considerato un hobby e non un mestiere, fin quando il sogno di un tesserino bordò con scritta dorata nel portafoglio sarà considerata una valida ragione per offrire gratis a fantomatiche società editoriali qualcosa da mettere in pagina, sarà sempre più raro trovare qualcuno disposto a pagare chi riempia quelle pagine. E quando dopo un paio di anni di riempimenti a gratis i portatori insani “la gavetta è necessaria” si saranno ampiamente rotti il cazzo di chi “offre esperienza formativa” sarà pronta una nuova generazione di wannabe writers “ho tanta voglia di imparare”. E’ tempo di elezioni. Articolo 1. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Per lavoro si intende una prestazione effettuata dietro compenso. E’ vietato richiedere o effettuare qualsiasi forma di prestazione svolta a titolo gratuito fatta eccezione per associazioni umanitarie”.
La filosofia con la terza media di Msn Messanger
All’inizio quasi nessuno ci faceva caso. A quel righino su Msn Messanger “inserisci un messaggio personale o visualizza musica in ascolto”. Poi, all’improvviso, da qualche mese a questa parte, l’esplosione. Il righino diventa una sorta di microblog dove poter esprimere tutta la propria grande vena poetica e creativa inesp
E uno può passare anche l’intera giornata in ufficio a pariare addosso ai colleghi...
L’italiano, questo sconosciuto
Il mio sito preferito è aforismi.net
...
Ho ritrovato per caso il mio diario di terza media e ho preso spunto da là
( in aggiornamento…)
Questo era troppo per restare nascosto tra i commenti
Se dopo la cena al ristorante macrobiotico la vostra coscienza ecologica è stata ridestasta, oltre a lavarvi i capelli con i tuorli d’uovo e i denti con l’argilla, c’è un passo in più che potete fare per sentirvi in unione armonica con la madre terra. Qualcosa che vi farà mettere accopp' a tutte quelle consumiste che si limitano ad usare gli assorbenti igienici biologici. Usate
Non è Carnevale senza corona
Dicono che io sia una ragazza fantasiosa. Sarà. Ma da quando ho coscienza di me stessa, non riesco a concepire vestito di Carnevale che non ruoti attorno a tre figure archetipe
(se si esclude il periodo delle medie in cui se non ti vestivi da punk eri fuori dal tunnel del divertimento)
E’ Carnevale, quindi devo potermi mettere o una corona, o una ghirlanda di fiori o un’aureola in testa. E una gonna di tulle tanto larga da non passare per dentro le porte, possibilmente.
Odio vestirmi da strega e diavoletta, per non parlare dei vestiti da animali di peluche. Gira gira, il mio obiettivo ultimo è sempre assomigliare a Cicciolina.
A pranzo ho tirato giù dall’ultimo piano dell’armadio a muro lo scatolone dei vestiti di Carnevale (anche se in genere va a finire sempre che mi metto qualcosa del mio armadio normale). Tra puzza di umido e macchie di muffe ho tirato fuoi un vestito di taffettà blu indossato alla tenera età dei ventuno. Stretto in vita, scollo a cuore, gonna aparata più corta dietro. Trattenendo il respiro ho chiuso la cerniera dietro. Mi va.
Meraviglioso.
Quest’anno mi vesto da principessa cow-boy.
Boots da cow-girl che non si portano più ma mi piacciono tantissimo e giubbottino di pelliccia marrone.
( E con questa trovata geniale delle 14 e 10 ho risolto il problema di ogni vestito di Carnevale. Che scarpe mi metto? E che cappotto sopra?).
(in realtà io volevo vestirmi da Ambra, ma non ho trovato più la tutina blu elasticizzata con il riccio a quadretti vichy sulla scollatura da abbinare alle superga col tacco. Ma anche se l’avessi trovato al massimo me la sarei potuta infilare su un ginocchio)
Una cosa e
Dreaming carboidrati. Essendo che sono diventata un porcelluzzo 'e sant'antuon ( o per usare un'immagine più piacevole, una zeppulella) andai insieme alla solitacompagnella mia da un'amica nutrizionista lavorante in noto franchaising di dimagrimenti e fatti così. Amica che pesa quanto me in terza elementare. Amica che ci pesa ( dato coperto dal segreto di stato e conservato nella camera segreta sotto la piramide del louvre in una cassaforte che si apre digitando la seguenza di Fibonacci, ogni numero diviso per p periodico) e ci fa l'analisi del grasso corporeo. Dopodiciò ci stampa una cosa che lei chiama dieta dove a pennarello scrive in verdana 18 punti NO PANE NO PASTA NO PATATE. Abbiamo cominciato lunedì mattina andando avanti a pesce scaldato con mezzo cucchiaio d'olio e verdure e la sera ci telefoniamo per darci coraggio durante le crisi di astinenza da carboidrato. Uno scialatiello endovena, please.
E due
Il comune di Piano di Sorrento festeggia i 200 anni. E lo fa in pompa magna piazzando un count-down digitale sotto il Comune. Che poi a me 200 anni mica sembrano tanti per un Comune. Anyway, qualche giorno prima manda un'ordinanza a uffici negozi scuole e ordina a tutti di stare tutti chiusi. Seguono messe, campane, processioni, incensiate. E pigliamo tutta la munnezza che sta in giro e ammucchiamolo dentro i vicoli così la piazza almeno sembra pulita. Il giorno prestabilito altre messe e altre incensiate. Mia mamma mi racconta di un altare con sopra cinquanta tra chirichetti e preti. E poi torta gigante e prosecco per tutti. Da sopra al balcone in questo esatto momento guardo la gente che torna a casa tutta contenta con i piattini di plastica con dentro la torta. Distributi ad occhio e croce un migliaio e più tra piattini, forchettine e bicchieri di plastica. Da sotto il ponte della stazione arriva l'odore di munnezza. Un cane scondinzola con un pezzo di busta di plastica tra i denti. Una macchina si accosta e scarica sotto al ponte una decina di sacchetti e cartoni di pizze familiari manco piegati. Fuochi d'artificio da dietro il campanile della chiesa. Duecento di questi giorni.
200TTIMO
Penso che fino a mo' si sia capito che a me le tradizioni piacciono tantissimo. E levatemi tutto ma non lo spaghetto a vongole ogni sabato a mezzogiorno e il presepe vivente la sera dell'epifania. Ma se c'è una tradizione che abolerei volentieri dal calendario è il pranzo di Capodanno. Non il cenone, il pranzo. All'una e trenta del primo gennaio. Quanti di voi hanno famiglie che hanno anche questa simpatica usanza?Poche, da un mio piccolo sondaggio. Ma a casa mia no. Dopo esserci seduti venti di noi attorno allo stesso tavolo alla vigilia di Natale, a Natale e la sera del 31, proprio non si può fare a meno di rivedersi tutti qualche ora dopo per il primo.
Un pranzo a cui tutta la cuginanza arriva schifatissimo e gradisce con un ruttino di consenso la sana Coca-Cola che tanto aveva denigrato nelle giornate precedenti, disgustata da prosecco e con la gola arrochita dal fumo.
A casa di mia zia il 1 gennaio si è mangiato: antipasto con muffin salati, polpettine, olive all'ascolana, insalata russa, formaggi e salumi vari, bis di primi con crespelle imbottite e orecchiette con la salsiccia, arrosto di porco imbuttunato di mele e formaggio con contorno di crocchè e insalata di rinforzo. Zeppole, struffuli e roccocò. Dopo di che la cuginanza si abbatte in massa su due lettini e si fa quelle due ore di sonno nel pieno della digestione che assicurano uno di quei mal di testa da disgusto che non passerà neanche con le gocce di novalgina e benvenuti nel 2008.
Oggi palestra terme e minestrina di verdure. Ho bevuto due infusi alle erbe che poi nell'idromassaggio mi veniva da fare pipì e concentrata per resistere quanto più possibile in sauna così da espellere quanto più liquidi e tossine. Come se poi insieme al sudore evaporasse pure il lardo...
( Per la cronaca. La sera del 31 a casa mia è stata la sagra della cozza e del gamberone. A mezzanotte abbiamo fatto il conto alla rovescia con Carlo Conti ma il tappo dello spumante è saltato prima. La mezzanotte dell'anno nuovo non mi emoziona più come prima. POi come al solito ho cacciato il trucco e truccato tutte le mie cugine e messo lo smalto rosso a Paoletta che quest'anno andava per la prima volta a un veglione. Io sono scesa un po' in piazza dove c'era un concerto di tarante e pizzicate dove ho trovato merincontraria che ovviamente ballava come un'invasata sotto al palco con le castagnelle in mano. Poi siamo andati a un veglione acido che sembrava Carnevale ed era molto bello solo che siamo arrivati alle quattro ed erano tutti ubriachi e noi piuttosto lucidi e c'era già gente che strippava in bagno. Però alla fine mi sono divertita, considerato che io il Capodanno lo schifo e lo odio e ho sempre la tentazione di andare a dormire a mezzanotte e dieci)
E sarà anche bisestile
I numeri dispari mi sono antipatici. Punto sempre sul pari, la simmetria, la divisione senza resto, il senso di compiutenzza Il 7 che tanta gente ha come numero preferito non mi piace,è secco secco e non chiude. A me piace il 4. il porco, il girno in cui sono nata. E più di tutti mi piace l'otto. Tondo tondo, palindromico e infinito. 2008. Quatto letter belle chiatte chiatte. Nemmeno un numero a bastone. 8 come 80, l'anno in cui sono nata, primo di un decennio florido e ricco, in cui si poteva andare tutte le settimane al ristorante. Otto come il primo numero che ho imparato a scrivere, due cerchietti uno sopra all'altro e poi senza mai staccare la penna dal foglio, pagine e pagine già persa nell'ipnosi del segno infinito. Otto come il nastro di Moebius, il nastro con un solo lato che costruivi secondo le istruzioni del Libro Segreto degli Gnomi ritagliando strisce enormi di carta stesa sul tappeto del soggiorno negli inverni che cominciavano con otto. E ore e ore a colorare coi pennarelli i nastri senza mai staccare la mano dall'otto.
E quest'anno saranno 28. Gli anni che aveva mia mamma quando sono nata io.
E buonotto a tutti.