Secondo un’amica di una mia amica nel mondo della comunicazione non sei credibile senza una french manicure. Io non ho mai fatto una vera manicure in vita mia. Sarà questo il problema?
Bene, ora possiamo cominciare a scavare
I mean,
dopo essere scesa alle sei di sera nel paesello con occhiali e giubbotto di jeans ( aborro il giubbetto di jeans, si sappia ) per comprarsi e mangiare di nascosto un pacchetto di patatine
dopo aver fumato di nascosto una sigaretta nel vicoletto dietro la stazione
dopo aver incontrato la propria parrucchiera che ti chiede
“Ora stai tornando da Napoli?”
( cazzo, non mi vedi che tengo una pinza nei capelli e non sono truccata? Mi credi davvero capace di andare al lavoro con una pinza nei capelli? )
“mmm…no, sto in ferie questa settimana”
“E si vede che hai una faccia bella rilassata”
“Eh, già, scusa, ma devo correre a casa a farmi uno shampoo”
dopo aver sognato di aver preso il treno per andare a Napoli e una volta là ricordarmi che non avevo nessun posto dove andare…
…dopo tutto questo c’è solo da cominciare a scavare.
( sento che mi trasformerò in una chiattona americana sempre vestita in tuta incapace di camminare sui tacchi e fan dei programmi di maria. Oh mio dio, oh mio dio…)
E siamo ancora qui
mercoledì mattina. mi sveglia alle 11 una telefonata in diretta da un traffico mattutino direzione lavoro. Prosegue una telefonata in diretta da un ufficio. Tutti a dirmi "beata te", qua è un casino tremendo, bla bla bla bla. mi infilo un jeans e una maglietta con uno sguardo alla fila di giacchette. Come è facile esaltarsi dello stress e dell'adrenalina. molto meno della nullafacenza. Quanto è dolce svegliarsi un mercoledì mattina alle 11 quando sai che è un eccezione. Camilla, si calma e razionale, che suvvia, siamo al secondo giorno e non è il caso di attaccare subito il melodramma.
Si proto-attiva e pensa alle prossime mosse per costruire la tua carriera e non ritrovarti tra un anno a mandare articoli di protesta al barbiere della sera scrivendo dello sfruttamento dei collaboratori, parlando male delle scuole di giornalismo e affermando che questo mestiere ce l'hai nel sangue. Non potrei mai sopportare di vedermi a trent'anni con ancora al braccio una borsa carpisa e costretta a mettere scarpe comode perchè ho da girare. No no, tutto fuorchè abbia la possibilità di comprarmi borse decenti e avere una scrivania per otto ore al giorno dove mettere sotto un paio di tacchi.
Voglio dire. E' una questione di vocazione. La mia vocazione è riuscire a comprarmi una borsa di gucci di pelle. Che poi io sappia mettere quattro parole in fila non significa che abbia il fuoco sacro del giornalismo. Bisogna cambiare prospettiva ora. Luogo?
Un'inspiegabile tranquillità
Tra due settimane si cambia. Eppure dopo le paturnie greche dell'ultimo mese una strana calma che sa quasi di felicità mi ha improvvisamente posseduto. Non mi sbatto per cercare un altro lavoro, non mi sbatto per rimanere dove sto. Sorrido ai ragazzi che portano il caffè, sorrido a chi mi chiede come sto e sorrido da sola nel letto prima di dormire. Tutto sta per cominciare. Cose nuove di cui ancora non so il nome sono nell'aria. Non so che fine farò e non me ne curo neanche. Ma so che qualcosa di belle e inatteso sta arrivando e allora sorrido. E' passato.
Da grande voglio fare la pubblicitaria
Anche in Italia è arrivata Aquarius. Nessuno ne sentiva l'esigenza, sia ben chiaro. Ovvero la risposta della Coca-cola al bisogno imperante di leggerezza e zero calorie. Trattasi di un tipo di bevanda molto diffuso all'estero. Nella fattispecie acqua zucchero e limone a un euro a bottiglietta. Diffusissimo in Nord Europa dove cose del genere le trovi a fragola, pompelmo verde e cachi del madagascar. Per lanciare sta strunzata la Coca cola company ha invaso le città di manifesti con su scritto "scegli lo spot, vota a o b". E ovviamente io, da brava suggettona, me li sono andati a guardare.
A era una cosa carina: gente in ambiente metropolitana che beveva la buttigliella e poi si muoveva come pesci. Slogan finale Stay fluid.
B è una cosa ignobile in stile bollywood. Giudicate voi Slogan finale: restituisce ciò che la vita quotidiana consuma.
Indovinate chi ha vinto ( e lo spot a che fine ha fatto? dato in pasto ai cani?)
Piccole idee per una vita migliore.
Io ci penso da quando ero piccola e che ritorna in momenti di smarrimenti. Nascere amish. Quei tipi che vivono nelle praterie americane e non hanno la televisione perchè devono vivere come se fossero nell'ottocento ( che poi non capisco, perchè il signor Signore avrebbe dovuto decidere di fermare il tempo nell'ottocento e nel Medioevo o nel tardo impero? ). Mi farei le trecce appuntate sulla testa e dovrei preoccuparmi solo di imparare la Bibbia a memoria e cogliere le patate.Ma forse dovrei anche spalare la cacca delle mucche e niente Vanity Fair ma neanche Famiglia Cristiana. Però avrei la vita già scritta e non dovrei scegliere. Non sarei mai una di quelle amish coraggiose che partono col fagotto in spalla alla scoperta del mondo. No, sposerei Johnn, il fattore di Green Gables e vivremo felici e contenti coi nostri dodici bambini biondi e la domenica andremmo in chiesa coi colletti bianchi inamiditi e io metterei le torte di mele a raffreddare sul davanzale. E secondo me le amish non si depilano manco. Ma forse dopo un po' mi stuferei di leggere solo la Bibbia.
E allora potrei andare a vivere in una comune fricchettona. Di quelle dove ci stanno le persone che assomigliano ai trolls. Non mi stirerei più i capelli e lascerei il sopracciglio selvaggio che è il mio forte. Quelli possono leggere tutto ma non potrei mica farmi sgamare con Cosmopolitan in mano. E poi quelli si mangiano il formaggio di capra, e a me il formaggio di capra mi fa schifo. Tutto il formaggio mi fa schifo. E si lavano i capelli con le uova e mica con l'ultra dolce. E il libero amore non è che mi piaccia tanto. No, no,
E allora c'è l'altra mia fantasia ricorrente. Suora di clausura. Il mattutino alle 4 di notte con il gregoriano che ondeggia sotto le volte, il ricamo silenzioso, la luce del vespro che filtra dalle vetrate colorate della chiesa. Pace. A ottobre mi vado a fare un ritiro spirituale di qualche giorno. Lo dico da troppo tempo. Chissà se ti danno anche il vestito. Io ci voglio mettere una decalcomania di Santa Maria Goretti sopra. Però non ho mica ancora deciso che nome prendere.
Oppure oppure
Signora con le perle, moglie dell'avvocato, taiuller di Chanel, organizzatrice di cene di beneficenza. Una collaborazione con un femminile per dimostrare al mondo la propria autonomia. Perfetto.
So bene che la vita da single non fa per me. E non mi pare che tra i vantaggi dell'esserlo abbia ancora senso elencare quanto è bello passare il sabato sbracate sul divano abbuffandosi di nutella a leggere riviste o guardare film con le amiche. Tale pratica può risultare divertente la prima volta, la seconda, la terza già rimpiangi di non passare il sabato pomeriggio dall'estetista per una ceretta all'inguine. Quindi, usciamo fuori da questa estetica di essere single è bello e trendy perchè non ci crede più nessuno ma proviamo a consolarci su COSA SI EVITA ESSENDO SINGLE
e al primo posto troviamo la temutissima USCITA A QUATTRO
Una coppia, fidanzata da diciamo più di otto mesi, dopo un po' si rompe il cazzo di stare il sabato sera a fare picci picci e altre amene attività allora, uno dei due, di solito la ragazza impone la tremenda Uscita a quattro con l'amico di lui più fidanzata o viceversa.
L'uscita a quattro prevede che le due ragazze fanno finta di essere amiche anche se in realtà si schifano e facciano finta di progettare vacanze insieme. I due ragazzi invece dovranno parlare di calcio escludendo dalla conversazione le ragazze che a quel punto dovranno andare al bagno insieme.
Luoghi prediletti per le uscite a quattro sono pub e pizzerie dove i ragazzi ordineranno birra e le ragazze acqua liscia naturale. I ragazzi andranno fuori a fumare le ragazze no. Rimaranno dentro a parlare di che adorabili pigroni sono i loro ragazzi. Quando le due coppie si separeranno ognuna concluderà la serata parlando male dell'altra coppia.
Domenica mattina
Mi sono fatta i capelli castani. Secondo Tito il mio parrucchiere non sono castani ma biondo scuro e sono esattamente il mio colore naturale. Secondo me sono color cioccolata e io i capelli non ce li ho mica così scuri ma in ogni caso dice Cosmo che passare dal biondo al castano assicura maggiore credibilità sul lavoro e comunica maggiore affidabilità ai ragazzi. Credbilità e affidabilità. Io più che altro ho bisogno di entusiasmo e volontà. Abbandonare questi giorni di disfattismo esistenziale e passività epicurea. Ma magari con i capelli castani quando sarà tempo di colloqui sembrerò più intelligente L'importante è in ogni caso avere una bella frangetta che tenga la fronte al riparo dalle scottature.
Ho comprato un vestito. Bianco a parapalla a pois neri col velo che esce da sotto. Scollatura a fascia con un fiocco di raso nero. Praticamente per tenerlo su me lo devo attaccare con lo schotch sulle tette. Lo metto e ci giro per la casa e mi faccio fare le foto da mia mamma. Magari nei prossimi giorni lo metto per andare dal giornalaio.
Venerdì sera serata a una serata di beneficenza per portare l'acqua in Africa. Lo slogan era bevi birra regala acqua. E io mi sono presa una birretta. Era la birra del commercio equo e solidale. Manco il tempo di finirla ed ero più ubriaca di una scimmia ubriaca. Sono tornata a casa con un mal di testa manco mi fossi bevuta due bottiglie di primitivo di Manduria. Ho dormito peggio che dopo una sbronza di gin. Qualcuno sa dirmi cosa c'era in quella cacchio di birra equa e solidale.
Da un po' di tempo volevo leggere i Peccatori di Peyton Place. C'è la nuova edizione Einaudi. Mi sono sempre piaciute le sordide vicende della provincia americana dietro le torte di mele messe a raffreddare sui davanzali. Su una di quelle bancarelle che i bimbi fanno per strada con gli scarti di casa l'ho trovato in un ingiallito 1965. Due euro e cinquanta. L'ho preso ma è un po' malridotto. Che faccio? Mi compro quello nuovo?