lunedì, ottobre 30, 2006 13:57

Post di servizio: richiesta di  aiuto tecnico

Allora. Io odio dover dire che non riesco a far funzionare una cosa. E odio dover chiedere aiuto. E' come per un maschio chiedere indicazioni per strada. ma il caso è disperato anzichè no. Allora. Si è rotto l'I-Pod. Quello nano. Tiene la mela sopra che si appiccia e si stuta, se premo il tasto centrale e quello basso esce ok to disconnect. Se faccio i test di controllo premendo indietro centrale è tutto a posto. A caricare si carica normalmente e se lo collego a I Tunes si aggiorna anche. ma proprio la schermata normale con le canzoni non mi esce. Lo dovrei resettare? Ho provato, ma non riesco a capire come si fa e la mia autostima si sta impiccando a un bonsai.

Fate presto perchè io al prossimo viaggio in treno mattutino senza i-pod potrei anche ghigliottarmi col finestrino all'altezza di Ponte della Persica non sopportando più le universitarie che fanno il conto dei crediti.

Update: ho scaricato i tunes 7 ho resettato e funziona. Non dovrò sopravvivere allo scuorno di portarmi il lettore cd portatile nè offrire prestazioni sessuali in cambio di un i-pod nuovo.

 

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lunedì, ottobre 30, 2006 12:25

Capisci di essere grande...

1) quando le aspiranti miss Italia sono tutte più piccole di te
2) quando nel treno il ventenne A chiede alla ventenne B: "Oh, ma tu cosa fai ad Hallowein?"

E ti rendi conto che tu il problema di cosa fare a "Hallowein" non te lo sei mai posto. Al massimo era una cosa da illustrazione del libro d'inglese delle scuole medie....

E mi domando e chiedo: quando arriveremo a festeggiare la fine del Ramadan?

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sabato, ottobre 28, 2006 00:16

Ragazza semplice sincera e solare cerca ragazzo con cui costruire un rapporto vero

 

Nella vita ho due passioni. I test e le newsletter. Mettere le crocette sulle risposte e abbonarmi a ogni tipo di munnezza.

Due giorni fa arriva questa: “Prova gratuitamente Partenership per tre giorni e troverai finalmente un fidanzato!” Uh uh, ma che vuol dire quel “finalmente”? Che io avrei forse bisogno di un “fidanzato”? O che abbia difficoltà a trovarlo?”.  Beh cmq ci sono crocette da barrare, un profilo psicologico che riceverai nella tua casella mail insieme a una lista di uomini compatibili a te da contattare. Uh uh, una lista di uominiiii tra cui scegliere…Già mi sento una tronista con la french manicure e Gianni Sperti a lato.

“Ciao maria, mi presento, mi chiamo Camilla e sono una ragazza semplice, sincera e solare. Partecipo a questo programma perché sono in cerca di un ragazzo vero con cui costruire un rapporto vero”.

E’ meraviglioso: ci sono tutta una serie di opzioni da impostare per la ricerca dell’uomo.  Metti il range di età e quello dell’altezza, dai 30 ai 40, sopra il 1 e 70, fumatore italiano parlante.  Sembra di scegliere un reggiseno sul catalogo postalmarket. Coppa b. taglia 1. Cerco la casellina: “reddito sopra i 60mila euro l’anno” ma non c’è. Voglio dire, in questo caso non farei mica tanto la spocchiosa sull’altezza!

Il giorno dopo mi arriva una mail con un pdf allegato di 68 fogli che si apre con questa frase:

“La grandezza non consiste nell’essere questo oppure quello, ma nell’essere se stessi”

E’ ufficiale. Sono una tronista. “maria, ho deciso, voglio portare in esterna Gianbattista perché lui è una persona vera e non sta qui per le telecamere!”

 

Si passa poi a un esame approfondito della mia personalità dove mi dicono

1)     la maggior parte degli uomini trova eccessivo il tuo straordinario ottimismo. Credi che potresti cercare di moderarti un poco? Un pizzico di scetticismo ti farebbe bene e aumenterebbe le tue possibilità con gli uomini.

2)     Hai una dose di pragramantismo sotto il livello di guardia e questo ti rende inadatta alla vita quotidina. La maggior parte degli uomini apprezzano una donna dall’atteggiamento pragmatico. Modificare questo tuo aspetto della personalità aumenterebbe le tue possibilità con gli uomini.

3)     Le tue caratteristiche maschili sono davvero limitate. Hai uno spiccato bisogno di sostegno e dovresti dimostrare maggior spirito di iniziativa. L’intensità delle caratteristiche maschili è molto importante per un rapporto di coppia duraturo. Le tue possibilità di trovare un compagno giusto sono piuttosto limitate.

4)      Il tuo desiderio di una vita regolata è molto scarso. La maggior parte degli uomini desidera una vita regolata in maniera più marcata rispetto a te. Credi che riusciresti ad abituarti ad una maggiore regolarità durante la giornata? Così facendo avresti maggior possibilità di successo nella ricerca di un partner .

5)      Dal test risulta una inclinazione alla vita familiare ridotta rispetto a quello della maggior parte delle donne e anche degli uomini. Dovresti cercare di rivedere la tua vita da single in quanto tale inclinazione è determinante per un rapporto di coppia duraturo.

 

Praticamente una disadattata che non troverà mai un uomo.

 

( e questo perché l’importante era essere sempre se stessi…in pratica mi dovrei trasformare in una donna con lo sguardo da pesce morta, che non zompetta in giro quando è contenta perché potrebbe intimorire gli uomini che mangi regolarmente tre volte al giorno e che sappia allestire una cena di quattro portate per sei ospiti. E che muoio dalla voglia di andare la domenica a pranzo dalla suocera)

 

Ed ecco per me una lista di uomini da contattare che secondo il loro cervellone elettronico sono compatibili con me. E come suggeriscono nei “fissa una serie di appuntamenti con uomini sconosciuti”. Clicco, ma… Non ci sono le foto! Come faccio a scegliere un elargitore di seme senza foto? Chi mi assicura che potrà tramandare caratteristiche ariane alla specie? In base a web designer trent’anni, campano, fuma e ha un cane?  Maria, io vorrei conoscere altri uomini o fuggo con Gianni Sperti!

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mercoledì, ottobre 25, 2006 01:29

Sospensione

Raffreddore fazzolletti ammucchiati ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa simpson paso adelante georgie amici. Prendo una penna e scrivo a mano. Giro indietro le pagine a quadretti della smemoranda nera anno 2002 e non capisco quello che ho scritto. Quante volte ti ho pensato seduta sulla sedia di cucina. La sigla del tg2 a ora di pranzo. Come se fossero in eterno le sette di domenica sera e una canzone tedesca che suona ad libitium. Si sta in paradiso come elettrodomestici in standby. La vita e cose così. Non mi sono mai piaciute le medicine effervescenti. Le strade di Napoli sono come un cartone che quando si bagna si riempie di buchi dice il tassista.  Se finite il liquido per le lentine non pensate che è una soluzione salina e allora basta metterle in acqua e sale ha imparato Camilla.  Non era più umano, veniva dalla zona di confine che sta tra la bestia e il dio. Riconobbi la bestia, mi innamorai del dio. Disse Arianna. La soluzione del mistero è sempre inferiore al mistero. Disse Borges. Non ci si deve prima perdere se ci si vuole trovare? Io sono il tuo labirinto. Disse Dionisio ad Arianna.

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martedì, ottobre 17, 2006 21:17

 Il diavolo veste Attolini

 

 

( ih ih, quante volte ho sognato di poter scrivere questo titolo )

( anche se magari non ci appizza niente con il post )

( che poi sarebbe stato meglio non poterlo mai scrivere…)

(ma comunque..)

 

Nel finale del film c’è lei, Andrea, che cammina per New york dopo essere stata assunta al giornale dei suoi sogni con uno sguardo che conosco.

Lo stesso sguardo che avevo io tacchettando per via Caracciolo poco più di un anno fa. Anche se non ero stata propriamente assunta. Anche se non era certo il giornale dei miei sogni.

Lo sguardo che non avevo poco più di una settimana fa tacchettando per il Centro Direzionale.

( perso in un anno di cinismo e scetticismo  iniettato endovena? )

Sempre con le stesse scarpe viola.

Le stesse scarpe viola che avevo su quando mi sono laureata.

Sempre con lo stesso taiuller e la stessa spilla.

Il Centro Direzionale non è bello come Piazza dei martiri. Voglio dire, là mica ci sono le spose che si vanno a fare le foto sotto il grattacielo dell’Enel. Il centro direzionale è frutto di una mente malata appassionata di battaglia navale. F7 C3 B8 colpito e affondato. Non c’è la Feltrinelli e non ci sono i bar chiattilli. E non potrò salutare le borse di Prada e Gucci ogni mattina fumando davanti a loro la prima sigaretta con sguardo contemplativo. Non ci sarà il signor “tengo fame! Ti voglio bene” e neanche il rasta che suona la chitarra elettrica seduto sui gradini di Finamore. A entrare nel palazzo G1 mica ti senti importante come a entrare dentro Palazzo Partanna e nessun crocchè di nessuna tavola calda di tutto il centro direzionale potrà mai eguagliare la frittatina di pasta di Luise ( roba che copre il fabbisogno calorico di un  maschio adulto sportivo per una settimana ). Niente più tram con le vrenzole che vanno a fare i servizi dalle signore di Chiaia ma solo Circumvesuviana di colletti bianchi. E ritocca ricominciare il processo di integrazione e socializzazione. Mi sono comprata una borsa nera nuova e un agendina fucsia piena di buoni propositi. Dalla settimana prossima si ricomincia. 

(portatori sani di sicuro precariato e anche nel privato si resta in prova)  

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domenica, ottobre 15, 2006 17:30

Il sonno della provincia genera mostri.

 

L’estate è finita (ed i bar sono chiusi per ferie). Tra gli aspetti positivi c’è che finalmente puoi mettere gli stivali senza che nessuno ti chieda: “ma non hai caldo?”. Ci puoi mettere anche i calzettoni a righe da sotto e la gonnellina a piegoline da sopra. E’ fantastico l’autunno. Solo che, appunto, i bar estivi chiudono. E non puoi continuare a passare le tue serata buttato come un barbone giù alla spiaggia con birrozza in mano. No, bisogna ORGANIZZARSI PER IL SABATO SERA.

 

Alla nobile età di 26 anni però posso dire di aver superato tre inceppi post-adolescenziali:

1)      La comitiva. Quei gropponi di 20-30 persone che uno vuole andare a ballare al muccassassina e un altro a mangiare la pizza da Gigino il suzzuso. Quelli con le coppiette che litigano. Quelli che bisogna organizzare la macchina e non ci sono abbastanza macchine. Quelli che siete in trentaquattro e che nessuno vi farà mai entrare.

2)      Il preparamiento. L’apparata femminile del sabato sera della taccola femmina che deve attizzare il taccolo maschio. Must n1: il capello liscio. Non sia mai detto che puoi uscire di sabato col capello non piastrato. Ci sono dei buttafuori che ti tagliano la strada direttamente sotto il portone di casa. E il trucco. Linea nera ombretto illuminante mascara fard fondotinta lucido. Se qualcuno ti passa un dito in faccia sotto ci escono gli scavi di Pompei. Per fare prima ti potresti far dare anche due cazzotti negli occhi da tuo fratello. Effetto eroin-chic perfetto. Ma soprattutto: l’abbigliamento. Si comincia alle 4 del pomeriggio con le telefonate e le prove. “ma tu che ti metti? ”non ho un cazzo” “il jeans o la gonna?” “e la gonna con le autoreggenti è troppo battona?”.  La sera sguardi inferociti a chi aveva proclamato di mettere jeans e stivaletti e si presenta in longuette e decolté.

3)      Il sabato sera bisogna uscire perché se no sei un fallito sociale. Il cazzo. E’ esattamente il contrario.

 

Fatto sta che sabato verso le 11 ci ritroviamo in cinque di noi con una Tennents in mano ci guardiamo e facciamo: “Che amma fa”. Rapida rassegna di tutti i locali della penisola.  Scene mentali di divani bianchi e illonguimento. Conati di vomito.  Andiamo fuori. “Dove andiamo?” “Andiamo a Cava che ci sta un sacco di gente ed è cafona”. Andiamo a Cava. Dove andiamo a Cava? “Uah, andiamo a quel locale trash dove fanno le feste per gli addii al nubilato, il Porkyk, che non ci vado da quando avevo diciassette anni”. Cioè tipo dal secondo dopoguerra.

Ed è esattamente quella l’atmosfera. Da secondo dopoguerra. Quando vedi la gente che ricomincia a uscire a spandica per una briciola di divertimento. Le femmine sembrano tutte delle battone russe messe lì per dare il premio ai soldati di ritorno dalla Lunga Marcia. Pantaloni leopardati. Top di raso e pizzo di infima qualità. Maglietta di velo nero con rotolo di pancia che esce da sotto. Stivali bianchi a punta. Rossetti rossi brillanti. Stanno lì a bere e a lanciare urletti sbattendo le mani come se la guerra fosse finita da tre giorni. I gruppi di maschi. Ai tavoli con davanti un secchiello con la bottiglia di prosecco che sta quindici euro e ha il tappo di plastica e non ti portano manco il bicchiere di vetro ma fa bella figura avere il secchiello davanti sul tavolino.  Esattamente come ci sentiamo noi. Champagne nel bicchiere di plastica. Ci sediamo esattamente in mezzo al locale. Perché se stiamo in mezzo ai tamarri dobbiamo essere più tamarri di loro. “Cameriera! Champagne da 15 euro e cinque bicchieri di plastica!” E lo stappiamo col botto. E chi viene colta prima dal tappo di plastica troverà la puntina che scaccia il chiodo. Sul palco il solito cantanteanimatore che fa sbattere le mani al ritmo di “sciogli le trecce ai cavalli, ballano…” Abbiamo già dato a sedici anni, grazie. E tutte là che agitano il fianco da omino michelin quando parte bamboleio.  Sembra di stare in una puntata di buona domenica però in un televisore rotto che allarga la gente. Ad un certo punto sale sul palco il pezzotto di Simone Schettino che comincia la solita gag a sfondo sessuale sulla trombata in macchina. Tony Tammarro è arrivato vent’anni prima di te, ciccio. Risate facili ed ecco il momento che immaginavamo arrivasse e  per il quale tenevamo  a portata di mano la borsetta. “Ora scendo a prendere qualche ragazza per giocare assieme”

E’ un attimo. Tre sguardi si incrociano.

Camilla: “Ragazze, io vado fuori a fumare”

Alda: “ma sì, una sigaretta me la fumo anche io”

Marinella: “Ho appena deciso di cominciare a fumare”

Rientriamo a casting terminato.

Sul palco tre tipologie: la battona pura e semplice con pants di leopardo, la battoncella di provincia che per una sera vuole essere trasgressiva e ha organizzato con le amiche una serata trasgressiva in un locale trasgressivo e la povera ragazza “ che io manco ci volevo venire qua, io volevo andare a mangiarmi una pizza in santa pace e guardate, sto col jeans e la felpina, mica come queste prelevate direttamente dalla Domiziana!”

Il giochino è semplice, si fa ballare su una canzonetta di madonna alle ragazzuole facendo leva sul loro narcisismo da veline di provincia. Ti do dieci punti se mi fai vedere l’ombelico, altri dieci per la bretellina del reggiseno. Dieci se ti strusci addosso a me. E fin qui niente di diverso da un normale casting mediasete. Ma poi bisogna dare soddisfazione alle carovane di maschi in camicia bianca  superinamidata con colletto alzato che si sono fatti il capello col gel per venire a vedere due porcate al porkis. Per entrare in finale le nostre veline devono far vedere il reggiseno. Nessun problema per le prime due tipologie, le battone e le finte timide che mostrano senza problemi i loro completini intimissimi del sabato sera. Messi nella speranza di farli vedere in una macchina parcheggiata in una curva di campagna con la scusa di “lo metto per stare bene con me stessa”.  Le vere timide si nascondo dietro una colonna e non fanno vedere altro che uno sprazzo di reggiseno sportivo bianco da sotto la canotta e la cosa finisce là. Ma non basta. Bisogna fare vedere la mutanda. Una cinquantina di cellulari si aprono e vengono puntati sul palco per un video da mostrare agli amici che sono andati in pizzeria il giorno dopo. E qui la differenza si fa netta. Le battone vere non fanno tante storie e dopo due tre sculettamenti  si abbassano il pantalone leopardato e offrono al gentile pubblico un filo nero nelle chiappe. Le battoncelle mostrano solo il triangolo che esce dal jeans a vita bassa lasciando all’immaginazione su dove il filo si vada a perdere. Sono una decina e hanno tutte il perizoma. Non metto il perizoma da almeno tre anni. Trovo degradante girare con un filo scomodo nelle chiappe per far eccitare un uomo. Mai creduto a quelle cesse che dicono “ io indosso solo perizomi, li trovo più comodi delle mutande”. ( qui il manifesto programmatico del gruppo "notanga") Penso alle mutande rosa a pois che ho su. Abbiamo tutte e tre lo sguardo allucinato. Col bicchiere di carta con dentro il prosecco guardiamo a bocca semiaperta verso il palco con la stessa espressione di chi guarda un documentario sui costumi sessuali degli indigeni della Nuova Papuasia. Il presentatore, che sfoggia una maglietta con su disegnato una mela e sotto scritto “dai?” non è contento. La vincitrice sarà quella che mostrerà le tette. Non ci credo. Nessuna donna non pagata può mostrare le tette a un ammasso di adolescenti sudati che la filmano col cellulare. Eppure. Eppure senza fare tante storie le due battone vere alzano il top di lycra. Applausi e urla scimmiesche. Coretti di popo-popopo-po.  E’ chiaro si tratta di due pagate dal locale. I due ragazzi con noi si asciugano il rivolo di bava che gli pende dal mento, ritornano in sé e fanno “che spettacolo triste. Lo trovano divertente quando avevo diciotto anni”. L’occhio ancora vacuo segue con lo sguardo le due battone scese dal palco. Le tre zitelle inacidite pretrentenni pensano a quando indossavano perizomi con farfalle dorate sopra. In un attimo il locale si svuota. I bicchieri di carta rotolano a terra. Il tappo di plastica dello champagne rimane abbandonato sotto una sedia.  

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domenica, ottobre 08, 2006 17:43

Due ore vuote erano un fistola che generava infezioni

 

( Jonathan Franzen- Le correzioni )

 

Le cinque del pomeriggio di domenica sono un’ora pericolosa nei sobborghi residenziali. Appena sveglia da un confuso e affollato sonnellino. Di quei dormiveglia pomeridiani pieni di visioni e repentine prese di coscienza che si cercano di stoppare girandosi dall’altro lato. Fino a quando un’apertura più definitiva di altre ti fa alzare. Borbottando fino alla cucina. Nel corridoio le strisce lunghe del sole basso. Polvere che galleggia. Inutile tramonto. Metti su il caffè e dai un’occhiata alla programmazione al cinema. MiamiVice, stupide macchine che parlano. Niente che possa valere i tuoi ultimi cinque euro.

Fuori.

Dal balcone il nulla della provincia meridionale della domenica pomeriggio di ottobre. Da dietro i vetri voci dei contenitori domenicale per famiglie. Si alza il vento. E la senti. Precisa tra il terzo e il quarto quadrante. La pustola che genera infezioni.

( la stessa di quando avevi otto anni e sbirciavi la domenica che si sbriciolava in polvere d’autunno sotto le polacchine, fra le mattonelle rotte del pavimento della nonna, sopra il vassoietto delle paste con dentro abbandonati gli ultimi tre bignè di un rosa chimico. Era già lì che usciva dalla radio e tutto il calcio minuto per minuto. Era lì, ma non riuscivi a darle un nome)

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venerdì, ottobre 06, 2006 17:41

Collezione privata

Discutiamone. Ci sono momenti della normale vita quotidiana in cui non è ridicolo indossare un diadema di plastica? Escluso per andare dalla cucina al bagno e dal soggiorno alla camera da letto.

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lunedì, ottobre 02, 2006 11:42

La risorsa in mobilità 0.1


Buongiorno e una buona settimana a tutto il consueto pubblico di sfaccendati, maniaci sessuali ed ex ragazzi in ascolto. Il sole sorge già alto sul cielo e noi siamo belli carichi, yeah yeah yeah. Un saluto speciale ai muratori che stanno trapanando dietro la  mia finestra e mi spiano dai vetri mentre mi sbatto per la stanza con l’pod infilato nell’elastico delle mutande. Guys siete fantastici! State facendo davvero un lavoro straordinario. 

Ricordiamo innanzitutto il nostro numero di telefono, 08188888 al quale potete richiedere il vostro pezzo preferito, offrirmi un lavoro o farmi una proposta di matrimonio presentando la vostra dichiarazione dei redditi al mio commercialista di fiducia.

Ma bando alla ciance. Oggi presentiamo in esclusiva per voi il nuovo e più avanzato modello della Giovane Disoccupata. Donna, giovane, laureata, del Sud. Sembra uscita da un rapporto Istat sul precariato. Molti di voi la ricorderanno alla sua prima apparizione, oggi appare in una nuova versione

La risorsa in mobilità 0.1.

La risorsa in mobilità richiama il precedente modello per occhiali  pinza e felpetta ma rispetto al predente modello ha aggiunto tre righe al suo curriculum che però manco si sforza più di tanto di mandare un giro avendo accumulato una quantità di disillusione che ci vorrebbe un tir di elisir di rocchetta per. E nessuno provi a dirmi sei giovane intelligente e brillante. Il cazzo. La risorsa in mobilità è invece utile per il sociale. Oggi infatti dispensa alle sue colleghe di sorte un impedibile decalogo

Le dieci regole per non trovare lavoro.

1)      Non alzarti mai prima delle 11. Lo dice anche Paris Hilton.

2)      Compra un scorta di libri di chick- lit. Passerai le tue giornate a abbuffarti di stronzate e non avrai alcuna voglia di cercarti una fatica.

3)      Chiudi il libro e finalmente realizzi ( ci saresti dovuto arrivare molto tempo prima ) “Per sentirmi una donna realizzata a me non serve un lavoro, a me servono soldi “

4)      Il pensiero successivo è “devo diventare una prostituta di alto bordo o una truffatrice”.

5)      Pensi alle malattie veneree e agli uomini vecchi e brutti. E per le truffe ci vuole uno sforzo mentale troppo elevato.

6)      Pensi “a me non serve un lavoro, a me serve un marito”.

7)      Pensi che un marito come si deve non lo potrai mai trovare tra i punkabestia che frequenti di solito.

8)      Pensi che il terreno di caccia adatto sia la riunione dei giovani di Confindustria il prossimo weekend a Capri.

9)      Chiami a tua mamma dicendole di lavarti il taiuller.

10)   Chiami qualche giornale offrendoti come volontaria per andare a seguire la convention .

Piccolo imprenditore tessile del varesotto. Sto arrivando.

Si raccolgono adesioni. Partenza dal molo Beverello sabato mattina alle sette. Colazione a sacco. Sull’aliscafo dopo il rosario presentazione di un set di pentole della mondial casa.

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lunedì, ottobre 02, 2006 00:10

Domenica sera senza lunedì.

 

Pronti per un’altra settimana di domeniche.

Inutili e tristi come la birra senz’alcool, direbbe un narratore generazionale.

La notte bianca ha segnato un anno che è passato.

Stanotte stavo andando via da Piazza del Plebiscito quando l’attacco epico di C’è Tempo mi  ha colpito proprio al centro della nuca. Fossati cantava “ c’ è un tempo d’aspetto come dicevo, qualcosa di buono che verrà…” Sopra, nel cielo violetto per le luci si vedevano comunque tre stelle. Le stesse identiche tre stelle dello scorso anno.

 

 

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