domenica, dicembre 31, 2006 17:24

Buoni propositi

Il caro vecchio buon proposito da riciclare di anno in anno.

Vivere di più, scrivere di meno.

( e ovviamente andare in palestra, smettere di fumare, raggiungere il peso forma e restarci, imparare bene l'inglese, non sputtanarmi tutto lo stipendio nei primi dieci giorni, scrivere il libro che mi renderà famosa, trasferirmi a milano per tentare una carriera nei periodici femminili, non mettere più i jeans dentro gli stivali, farmi le sopracciglia con regolarità in maniera tale da non assumere mai le sembianze di un calciatore, arrivare puntuale al lavoro e non intalliarmi più in mezzo al mercato, finirla di mangiare ogni giorno schifezze e roba fritta e cominciare a portarmi il pranzo da casa, diventare ricca e famosa, conquistare il mondo eccettera eccetera eccettera

Domani parto per madrid. Ci vediamo tra una settimana. Statemi bene tutti. Auguri a tutta la famiglia, buona fine e buon inizio, mangia il capitone che fa bene e non arrivare già tutti da fuori al cenone di famiglia. ( e non mischiate vino rosso e prosecco ).

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venerdì, dicembre 29, 2006 14:17

La piccola Jen Lindley che è in ognuno di noi

 

Partiamo dal principio base. Se tu nasci e cresci come una piccola jen lindley in salsa europea ( ovvero con gli stessi riccioli biondi ma con delle scarpe migliori ) non è che è a bello e buono ti puoi trasformare in joey potter e sposare il divo di Hollywood nel castello di Bracciano ( anche se sappiamo tutti benissimo che tu mica ci sei arrivata vergine al matrimonio, lo sappiamo che l’hai data a pacey sulla barca dopo aver letto la sirenetta….).

Anyway, se tu nasci Jen Lindley non è detto che a venticinque anni devi morire facendo piangere tutti con la videolettera a tua figlia ma molto più realisticamente invece di stare a casa a cullare la piccola Suri ti puoi ritrovare a passare una delle serate più divertenti della tua vita nel locale più frocio di tutta Napoli pescando lecca lecca dai boxer di babbi natali gay.

Ma il problema non è passare la serata nel locale ricchione. Il problema è: perché in tutte le normoserate da discoteca ti senti una completa disadattata mentre in una serata gaia ti senti la reginetta della fiesta e rimani in pista fino a dopo “cocktail d’amore”?

I means: fossi lesbica o qualcosa del genere sarebbe perfettamente normale che mi trovassi più a mio agio sulle note di Raffaella Carrà che su quelle di Gabry Ponte ma lesbica non sono, o ancora no, che non si sa mai.

E allora bisogna analizzare la cosa:

1) nel locale gaio il livello di fiducia di una ragazza si abbassa e qualsiasi ragazza dà a parlare a qualunque uomo che schiferebbe in una serata normale. “tanto è gay”- pensa. In realtà in genere poi scopre che è etero e va il giovedì sera in birreria perché ha capito che là è molto più facile acchiappare.

2) Se fai la fila al bar e dici vicino a un tuo amico “Oggi ho visto un film di cheerleader” quello a fianco ti risponderà “anche io” e comincerete a parlare di quanto siano adorabili i film di natale dopopranzo su Italia 1.

3) Puoi mettere il diadema senza bisogno che sia Carnevale o Halloweein e manco Capodanno e gli sciampisti sul cubo ti butteranno baci e le lesbiche in bagno ti abborderanno chiedendo dove l’hai comprato.

4) Non ci sono i fotografi di sorrento by night che vogliono immortalare la tua serata vip e poi pubblicare le foto sul sito allora tu devi stare lì a stringerti guancia e guancia con la tua amichetta e cercare di avere uno sguardo più o meno lucido.

5) Il senso estetico è appagato. Niente leccate di mucca, niente felpe bianche e men che mai un “baci e abbracci”.

 

E soprattutto, anche se balli come heater parisi nella sigla di fantastico sei nessuno starà lì a farti sentire ridicola.

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giovedì, dicembre 28, 2006 18:17

Dopo le grandi tragedie finiamo sempre per soffiarci il naso

Passato il Natale passato lo spleen. Credo che vorrei passare il resto della mia vita in un’eterna settimana tra natale e capodanno guardando i film dopo pranzo su italia uno dove lei è una chiattona però vince lo stesso il concorso di bellezza perché fa capire ai giurati il vero valore della bellezza o dove lei è un’aspirante cheerleader che però rifiuta il classismo della squadra ufficiale e allora fonda la sua squadra alternativa di nerd e geek che immancabilmente vince la competizione tra le due squadre. E potrei passare il resto della mia vita a leggere libri che compro dal giornalaio a cinque euro e 90 dove lei all’inizio ha un lavoro noioso poi ha un lavoro supertrendy poi si esaurisce e poi immancabilmente diventa una scrittrice e si fidanza con il tipo che aveva cominciato ad odiare al terzo rigo e tu avevi già capito che sarebbe finita con lui. Potrei anche passare il resto della mia vita a prelevare da sotto l’albero quadrettini di cioccolato al latte con le nocciole dentro, rifiutando qualsiasi invito a qualsiasi tombolata. Perché io sono molto brava a giocare a tombola, anzi mi sento assolutamente portata per la tombola ma non fatemi mai vedere un mazzo di carte. Voglio dire, quando volevo integrarmi socialmente nella tombolata natalizia allora mi facevo spiegare le regole e ci provavo, ma me le spiegavi all’immacolata e a santo stefano già le avevo dimenticate. Allora mi rifiuto e basta. Però mi piace tanto giocare al trival pursuit e mi arraggio che voglio vincere. In tutto ciò potrei passare il resto della mia vita di finti sabati pomeriggi così, a ballare per la stanza sulla canzoni di Donatella Rettore e a scegliere il diadema da indossare stasera per l’immancabile serata gay alla birreria tra sciampisti e letterine e speriamo che mettano ancora Toxic di Britney.

Adorooo il Natale!

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domenica, dicembre 24, 2006 13:44

Il fantasma dei Natali passati

Ti svegli con gli altoparlanti istallati in piazza che suonano “ And so this is Christmas, and a happy new year…”.

Ti svegli con il vociare della gente per strada in cerca degli ultimi regali.

Ti svegli con una telefonata che non ti aspettavi.

Ti svegli con i lucciconi negli occhi.

La solita cara vecchia malinconia del fantasma dei Natali passati ( saranno mai esistiti?)

Quando Babbo Natale suonava con la campanella sotto il balcone della camera da letto e una ciurma di abiti di velluto otto anni con codine bionde cominciava a urlare di gioia.

Quando seduta nel buio di un soggiorno con le lucine dell’albero di natale accesso guardavi fantaghirò in televisione e per la prima volta quella malinconia dolce e strisciante che ancora non sapevi darle un nome ma era già lì e sapevi che sarebbe rimasta in ogni natale di soggiorni bui e lucine accese.

Quando nel violetto buio e solitario  i due si baciavano nell’angolo del portone e Chopin discese dalle mansarde di Dio e ti colpì alla nuca facendoti grande e infelice per sempre.

Quando per la prima volta comprasti un regalo di Natale per un lui e lui amava un’altra e sarebbe andato con lei in giro per i negozi il pomeriggio della vigilia lasciandoti con le mani gelate ad aspettarlo su una panchine fredda e un pacchetto dorato e luccicante affianco.

Quando all’improvviso Babbo Natale cominciò a non arrivare più e i regali si scartavano sotto l’albero ognuno a casa sua.

E quando il pomeriggio di Natale tutti sono satolli e si sta sul divano a guardare le fiamme del caminetto e tutte le tue cugine cominciano a prepararsi perché il ragazzo le sta venendo a prendere. Scarti un lindor anche se ormai sei disgustata e rimani a guardare le fiamme ed è tutto come una giostra che continua a suonare brillare girare in un luna park deserto.

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martedì, dicembre 19, 2006 12:39

La festa aziendale

 

Tipologia A

 

Cena con intrattenimento musicale nel meglio ristorante di Napoli. Preparativi partiti due mesi prima. Previsti aperitivo antipasti misti tre primi due secondi scelta di dolci. L’invito arriva su un cartoncino di carta di Amalfi. Hai un attimo di batticuore pensando sia una partecipazione di matrimonio. Leggi che è gradito l’abito scuro. Cominci a passare in rassegna il guardaroba, elegante ma non sexy, non lungo e non corto, gli stivali me li posso mettere o per forza le decolté? Cominciano frenetici giri di telefonate tra dirimpettaie “ ma tu che ti metti?”. La cena è alle otto. Bisogna vestirsi in ufficio. Il giorno prescelto tutte le femmine arriveranno al lavoro con trolley al seguito contenente almeno tre possibilità di abbigliamento su cui farsi consigliare, cinque paia di collante, due paia di scarpe, piastra per i capelli, phon, spazzole, tre trousse della Pupa,  deodorante, crema profumata e un rasoio per interventi dell’ultimo minuto. Alla cena aziendale bisogna divertirsi per far vedere di essere socialmente integrati nella vita azienda, ma non bisogna divertirsi troppo altrimenti siete degli sballati.  In pratica bisogna far finte di divertirsi. Consigliabile bere coca-cola al posto del vino per evitare spiacevoli incidenti. Ricchi premi e cotillions per tutti. All'interno della serata previsti business-game per rinsaldare lo spirito di squadra.

 

Tipologia B

 

Tutti insieme in sala riunioni il 23 dicembre a fare finta di coltivare cordiali rapporti di lavoro e a bere prosecco scadente dal bicchiere di carta.  Preavviso arrivato via mail.  Baci e auguri finti come una banconota da un euro. Il Capo Supremo stappa la bottiglia cacciata fuori dal cellophan di uno dei 148 cestini che dal giorno dell’Immacolata si accumulavano nella stanza della segretaria. Un dito di prosecco a testa solo se non poi le pagine chi le chiude?  Qua ci sono le pasterelle, mettele su un piattino di carta e poi mangiatele davanti al computer, che brutti cialtroni che non siete altro, non vorrete mica star qui a perdere tempo. Tutti in fila per la distribuzione del panettone ( 50 panettoni forniti da nota azienda locale in cambio di un redazionale ). E quest anno è inutile che aspettiate il responsabile delle risorse umane che passa a consegnarvi la busta con la tredicesima. Il governo che voi brutti ceffi di sinistra avete votato ha tagliato i fondi all’editoria e ora col cacchio che ve la do la tredicesima. A quei tre di voi che hanno un contratto.  Basta e avanza il panettone.

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venerdì, dicembre 15, 2006 09:16

L’uscita prenatalizia degli amici felici

( attenzione: uso privatisco del blog )

 

Come ogni anno è giunto il momento dell’organizzazione prenatalizia degli amici felici. L’uscita prenatalizia degli amici felici ( di seguito Upaf ) chiama a raccolta il gruppo universitario degli amichetti che per due volte all’anno, d’inverno e d’estate faranno finta di essere ancora tanto tanto amici e di volersi tutti tanto tanto bene.

Durante l’Upaf:

-Va pronunciata la frase “dovremmo fare più spesso queste riunioni”.

- ognuno racconta della sua precarietà e si indirà la gara per il contratto di lavoro più sfigato e precario.

-Si ricorderanno i tempi felici della casa a Penta e altri ricordi universitari.

-Per l’evocazione di tali ricordi è vietata la presenza di partner di vario genere che inibirebbero la rassegna “nostalgia canaglia”, richiederebbero sforzi sociali per essere inseriti nella conversazione e potrebbero non gradire di sentire di quella volta che il proprio partner X trombava con l’amichetta Y mentre l’amichetto Z faceva finta di dormire nel letto a fianco.

E’ implicito che dopo gli abbracci e i baci di fine Upaf ognuno se ne fotterà degli altri fino al prossimo Upaf.

Questo post raccoglie le adesioni: ognuno scrive le sue preferenze per data e posto e gli emigranti indicano la data del loro rientro.

Io propongo venerdì 22 appuntamento alle 7 e mezza a Piazza dei Martiri.

Sono convocati ufficialmente: Pucci, Puccettina, zio Puccio, PuccioBascia, Puccettone. Puccio in conference call dall’altro capo del mondo ma solo se porta anche Georgie, Abel, Arthur e il koala.   Carmine, puoi venire anche tu se vuoi. 

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lunedì, dicembre 11, 2006 14:58

Caro Babbo Natale,

non so se ti ricordi di me. Arrivai a casa tua  un paio di inverni fa con addosso un giubbino rosso che sembravo una piccola aiutante di Babbo Natale. Tu volevi cinque euro per fare la foto con te e io ti dissi “ you aren’t well in your mind”. Altri cinque euro li volevi per mandare la letterina con il timbro di Rovaniemi e io ti dissi “ my dear daddy, i’ll send you a e-mail”. Pensai che se eri bianco e rosso lo si doveva alla Coca-Cola. E pensai pure che ti preferivo quando eri il signor Franco, il vicino di casa di mia nonna, che si confondeva sempre tra i pacchi e restava a bere un cicchetto con gli zii.

Anche le letterine allora erano molto più semplici. Desideri chiari, precisi, definiti. La Famiglia Cuore, Gira la Moda, l’ultimo best-seller d’oltre oceano di Louisa May Alcott.   Mica è tanto facile adesso avere desideri così chiaramente identificabili.

Ma mi ricordo che nelle letterine a Babbo Natale e a sua moglie la Befana prima di tutto ci voleva la captatio benevolentia l’elencazione dei regali e la promessa finale.

E allora ricominciamo.

Caro Babbo Natale,
in questo 2006 ho cercato di essere più buona e di migliorarmi sempre più. Sono stata sempre sorridente e sul lavoro non ho mai pianto (solo una volta ma nessuno mi ha visto). Non ho urlato tante volte quante avrei voluto e non ho mai picchiato nessuno. Ho cercato di non sbagliare sempre i nomi quando scrivo ma non sempre ci sono riuscita. Ho cercato di non fare troppi melodrammi ma non sempre ci sono riuscita.  Però ogni tanto sono riuscita a tenermelo per me senza immolarmi a eroina della tragedia. Ho cercato di dare una scossa alla mia tendenza a fare l’hikikomori e ci sto riuscendo anche se il piumone continua a essere il mio migliore amico. Ho cercato di essere parsimonioso ma “ io i soldi li voglio vedere là dove li posso li posso ammirare:  nel mio guardaroba”. E stamattina e tante altre mattine mi sono alzata dal letto alle sei e mezza che fuori era buio e pioveva. E questo basta e avanza.
E allora vorrei: un lavoro che non mi debba più alzare alle sei e mezza. Mattine tarde di caffelatte e pandistelle. La borsa 85th special edition di pelle bordeaux di Gucci.  Qualcuno vicino a cui non mettere il prefisso “pseudo” o “para”. Un viaggio a Tokyo. Un abbonamento settimanale dalla manicure e dal parrucchiere. Serate sul divano di pizza e dvd.   Un massaggiatore cubano a domicilio.  Una carezza mentre faccio finta di dormire e fuori piove.  Domeniche di primavera di campagna e grigliate, serate d’estate di bacardi e cozze, un’autunno dolciastro di calzerotti di lana e candele. E se potessi arrivare un pochino prima. Se potessi vorrei un albero di Natale gigante pieno di lucette da addobbare il sabato pomeriggio e i vetri appannati. Si può anche fare solo finta.  
Non ti prometto di essere più ordinata che quello te lo prometto senza successo dal 1986. Non ti prometto di sforzarmi di avere una bella calligrafia, come mia mamma mi faceva sempre scrivere, che tanto nel frattempo hanno inventato il computer e  sono rassegnata a non capire quello che scrivo dopo qualche giorno. Non ti prometto di essere più buona che tanto è inutile ( che poi una cosa che non capisco: ogni volta che si chiede a qualcuno “qual è il tuo più grande difetto?” tutti rispondo sempre “sono troppo buono”. E allora se sono tutti troppo buoni mi spiegate perché la nostra società non assomiglia mica a quella dei Teletubbies? ). Un po’ meno cinica, un po’ meno sarcastica, questo sì. Ci possiamo provare. E , caro Babbo Natale, un aiutino da te. Vorrei imparare a scegliere e non sempre a farmi scegliere.
Enjoy
Camilla ( seconda stella in fondo a destra e poi avanti fino al mattino )
 

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domenica, dicembre 10, 2006 15:10

Natale e pucundria

 

( tornò dalla battaglie perse e si dimenticò la strada, poi errando si svagò vagando un po’ al museo di scienze naturali, faceva proprio finta di sapere dove andare…)

 

E’ Natale ( e nelle case la luce si fa artificiale ) Quasi Natale direi ( e non va bene e non va male ). Mi sono fatta anche crescere un pochino le unghie ma poco mi piacciono. Le ho provate a pittare di rosso ma ho fatto un papocchio ed è venuto tutto sbrodolato ai lati. Allora ho preso l’acetone e ho cancellato tutto solo che ora sembra abbia ucciso qualcuno. Ieri ho fatto l’alberello postmoderno. Di fare il presepe quest’anno non me ne veniva. In casa non c’era nessuno con cui farlo. Al lavoro nessuno l’avrebbe capito. Mi sono limitata ad addobbare un alberello piccolo e finto. Un’operazione veloce pulita e poco laboriosa.

L’altra  sera sono capitata in un locale dove si giocava a bingo. Ho vinto praticamente tutto. Ovviamente. Viste le ultime vicissitudini la fortuna al gioco mi spettava di diritto come un incentivo all’innovazione per le pmi. Fatto sta che si vincevano tutte consumazioni. Fatto sta che mentre si andava per la tombala io ero allegramente china sul cesso del locale. Ben attenta a non macchiarmi le scarpette di camoscio.  E così per tutta la notte.

A Natale del prossimo anno sarò a pattinare sotto il Rockfeller Center a New york e sarà esattamente come nei film di canale 5 il pomeriggio della vigilia. O a bere cioccolata calda su una pelle d’orso in una baita di montagna e fuori nevica.

Appena entri a casa adesso si sente l’odore del borotalco messo sul presepe.

Quest’anno il presepe di mia mamma è 1 metro e venti per 80 cm e ha anche un angolo stile Positano.

Mia mamma non ha mai fatto i biscotti in casa ma in questi giorni modella minuscole forme di pane che poi cuoce e mette nel prespe.

Per la prima volta a casa mia si sente l’odore del pane.

Le luminarie scosse dal vento.

Sant’Agnello che sembra Las Vegas.

Il fantasma dei Natali passati.

 

(… c’è il temporale e anche se non fosse stato Natale ti avrei amato uguale..)

 

Per restare in tema:

Una cosa che adoro del Natale.

Gli inserti “speciale regali di Natale per tutte le tasche”.

Li adoro.

Ci siamo io e le mia amichetta che da giorni battiamo il mercato del Vasto dietro Piazza Garibaldi accumulando calzini con le zucchette da due euro, ciondoli da un euro, candele profumate da cinquanta centesimi e poi c’è cosmopolitan che dalle sue pagine ci consiglia il kit lunch di Prada da 1.450 o Vanity Fair che per lo stesso prezzo ci suggerisce 2 scatole da 250 grammi di caviale italiano. Tra le pagine di Vaniy anche cavalli purosangue, una station wagon, un elicottero e una serra tropicale. Tutti da impacchettare e far trovare sotto l’albero alla persona cara.

Adorooo

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lunedì, dicembre 04, 2006 13:48

Verginità pseudo-artistiche

 

Ventisei anni e posso dire ancora “la prima volta”.

La prima volta che vado a teatro. Agnano. Rassegna di corti teatrali. Domenica sera umida di luci al neon della tangenziale. Un capannone di periferia. Sciarpe di lana maglioncini di cachemire, arie annoiate radical chic dietro occhiali bordò. Noi vestite nella miglior versione “fuori paese” per dire. “Guardate, siamo anche noi radical chic. Mettiamo anche noi il vestitino con il cappottino di lana cotta e il capellino alla francese. Non siamo mica della provincia. Noi”.

Posto fin troppo in prima fila.

Nell’ordine

Corto 1 un’invasata con accento calabro siculo che pensa per fare teatro d’avanguardia basta mettersi due pezze bianche addosso agitarsi come una baccante, guardare un punto fisso nel vuoto e agitare le braccia a mo’ di  volo. Voglio dire, non ne so niente di teatro d’avanguardia, ma mi sembrava troppo una sperimentazione diciannovenne. E il testo non mi sembrava andasse più in là di un Gibran sedicenne. Ma forse non ho capito niente.

Corto 2 Testo carino con pretese di metateatro ma recitato in un maniera che mi sembrava una via di mezzo tra il laboratorio teatrale del V ginnasio e la sfida settimanale di recitazione alla scuola di Amici di Maria De Filippi. Ma forse non ho capito niente II

Corto 3 Una tipa che fa la casalinga disperata napoletana. Si ride ma a me pare zelig, mica un corto teatrale. Ma forse non ho capito niente III

Post corti Pasta e fagioli e vino. E quelli li ho capiti pure troppo bene.

Giudizio finale  Non credo che riuscirei mai a reggere uno spettacolo di due ore. Ma si sa, alla prima volta difficilmente si raggiunge il piacere.

 

 

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domenica, dicembre 03, 2006 18:47

Vivere ai confini dell’impero.

 

Hai sedici anni. Vai a scuola e il tuo mondo lo puoi girare tutto in motorino.  Da meta a sorretto da sorrento a meta. Due quattro sei volte al giorno. Con il freddo che ti fa venire la paralisi facciale o con il caldo e l’odore di fresie nell’aria che ti fa cantare.

Hai sedici anni e Napoli è lontanissima e ogni tanto vi portano in gita là con il pullmann che vi scarica davanti palazzo reale.

Hai sedici anni e la tua professoressa di chimica vi dice che non sarete mai nessuno oltre il ponte di seiano.

Hai ventisei anni e il ponte di seiano lo oltrepassi ogni mattina e oltre non si sa bene se se qualcuno o meno. Però oltre il ponte di seiano un bel po’ di gente la conosci e oltre il ponte di seiano la sera si fanno cose.

Tu abiti sempre prima del ponte di seiano.

Venti chilometri di curve dalla vita. Esattamente al centro del sogno mediterraneo di inglesi e tedeschi che la sera mangiano spigole ai tavolini del ristorante all’aperto.

Noia da provincia in scenari da sfondo del desktop.

Una carica dell’i-pod dura due viaggi andata e ritorno e uno solo andata. Cominci a comporre poesie con i nomi delle stazioni scrivendole su una smemoranda nera in cerca della poesia perfetta che le contenga tutte e 36. Un’ora e sei minuti. La sera macini chilometri di curve, camel light e sempre lo stesso cd in sottofondo. Subsonica andata Morgan ritorno. Seconda terza seconda terza e se becchi un pullman davanti è finita.

Cominci a misurare quanto un uomo  di oltre il ponte di seiano ti vuole bene in quanti sabato sera di tre ore medie di traffico è disposto a sopportare di seguito per vederti.

Sono tre settimane che vuoi vedere Maria Antonietta. Nei cinema dei confini dell’impero i film arrivano dopo mesi.

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