Rosso, un amore che non posso…
Ho avuto la prima storia d’amore a 15 anni. Correva l’anno 1995. Dico, il 95, non il 75Al Cnr di Ginevra Tim Bernars Lee inventava il www. Eppure potrò raccontare ai miei nipoti (o anche a mia cugina) di quando
Chiamavi a casa di un ragazzo ti rispondeva la mamma e dovevi dire “Pronto, buonasera signora, sono Camilla, c’è Marcovaldo per piacere’”
“No, è uscito, come hai detto che ti chiami?”
“Camilla, sono una sua compagna di classe”
“Va beh, ti faccio richiamare quando arriva”
Morta di scuorno. Con in più il pensiero di “dove sarà?” “ E come faccio a dirgli che mia mamma mi ha sgamato che invece di andare a ripetizioni di matematica andavo giù agli scogli a Meta con lui e con i soldi che dovevo pagare mi ci compravo la matita nera per gli occhi e il fondo
tinta e che quindi non mi fa uscire e non ci sarò giù alla chiesa alle sei come tutte le sere?”
E manco il cordless io avevo. E il telefono era nell’ingresso ed aveva ancora il disco.
( Alessandro Errico ad Amici prima versione imbracciava la chitarra e intonava “Io ti avrei dato il mondo, ma il mondo è ancora qui..)
Non è che potevi dire “Ti faccio uno squillo quando sto giù da te”. E allora si doveva bussare al citofono. E tua mamma si affacciava per vedere con chi scendevi. E magari lui doveva assoldare una tua cumpagnella femmina per farti citofonare.
( Noi ragazze ci compravamo le tutine blu della Onyx con i volant sullo scollo a quadrettino, piccole malvestite crescono)
Di quando mettevi le due cassette nello stereo per fare la compilation a lui e dovevi stare molto attenta a quando staccava la canzone per staccare il tasto rec e calcolare a occhio se nel nastro ancora vuoto al lato A c’entrava un'altra canzone oppure dovevi passare al lato B. E passavi pomeriggi e pomeriggi alla radio a cercare tra le stazioni, nella speranza che passassero “quella canzone” . E ti ritrovavi con nastri e nastri di canzoni che partivano a metà o inframezzate di pubblicità. E in una certa scatola riposa una casetta sony da novanta minuti con i fiorellini a cinque petali disegnati sulla custodia. “Ci sarò tra le briciole della tua tovaglia o quando esplodi al suono della sveglia, ci sarò dentro l’alba che ti meraviglia e si spalanca un sole che ti abbaglia…”
Un ragazzino di seconda media che suona i flauto dolce è rumore, un coro di flauti che dalle finestre aperte di una scuola media in una mattina di maggio entra nelle finestre aperte di un ufficio una mattina di maggio è pura nostalgia.
Tanto per scrivere...
Dicono che dovrei scrivere un nuovo post. Dicono. Dicono che dovrei raccontare qualche mia nuova divertente storia da Brigedt Jones della costiera. Ma chiariamoci. Io sono più magra di Bridget Jones. E abito in penisola e non in costiera. Mi dico che la costanza non è certo una mia virtù, ma siamo on-line da tre anni consecutivi (a parte la breve parentesi dell’inverno scorso) e allora vuol dire che il blog è proprio una cosa mia, più, certo, molto di più delle foto su flickr di me in costume da uploadare ogni lunedì dopo essermi appiallata la pancia con photoshop per dire al mondo guardate che week-end felici che passo e io sto al mare e voi in città gne gne gne.
Quello il problema è che a me gli incipit vengono in mente la mattina nel treno tra Ercolano e Portici Via Libertà. Solo che adesso c’è Ornella che prende il treno con me e allora parlo con lei e non mi vengono più in mente gli incipit.
E per il resto del tempo dormo mangio litigo raggiungo il perfetto grado di abbronzatura calcolo le rate mensili a nome di mio padre per un mac portatile che mica le fanno i finanziamenti co.co.pro? dove sono gli incentivi promessi in finanziaria?
E poi penso che sarebbe ora di cambiare le canzoni nell’i-pod, bevo caffè shakerato seduta al bar Franco con la brezza profumata di munnezza che spira leggera in questi giorni a Napoli, mastico le gioie e ingoio i dispiaceri.
E vivo in mezzo agli scatoli del primo trasloco della mia vita. Stacco 26 anni di foto dalle pareti rosa e sono diventata una donna vintage. Se ho bisogno di una borsa per il mare apro lo scatolo e pesco un modello del 1983, quello che è capitato sopra a tutto. La borsa di Positano di paglia con lo specchietto al centro e i campanelli.
Una lettera a Babbo Natale del 1984 stampatello enorme e tremolante. Il cuscinetto gonfiabile dei Puffi. Le fornarina con la zeppa. Il fiocco tricolore ( tentazione di uscire in camicetta bianca e fiocco tricolore in gola). Il quadernone con le foglie essiccate e attaccate con lo schotch della mia breve capata botanica. Un abito di Barbie collezione Missoni e il sussidiario.
Ondate di tenerezza e domande esistenziali? Butto o non butto? Non butto, non butto, archivia, archivia. Archivia e inscatola. Dittatura degli oggetti.
Quando ero piccola e dovevo andare da qualche parte e facevo la valigia mi dispiaceva sempre per le scarpe che lasciavo a casa. Pensavo fossero molto tristi di non poter venire con me a vedere posti nuovi.
Mi succede ancora oggi.