Ovviamente la scrivente è la vittima numero uno di tale sindrome. A cui lo scorso anno rispose con frangetta, taglio delle punte e scurimento color castano, visto che una ricerca americana affermava che le castane trovano più facilmente lavoro delle bionde
E neanche quest’anno si è sfuggiti. Solo che. Soffrendo io di profondi complessi verso il mio parrucchiere, non avevo voglia di andarci. Cioè, ogni volta che vado da lui e gli dico che “no, tito, non voglio più i capelli blu corti sopra e lunghi sotto” lui mi dice che sono diventata una vecchia borghese noiosa e che sicuramente è colpa del mio fidanzato che non mi vuole far tagliare i capelli.
Allora prendo la decisione che ogni donna almeno una volta nella sua vita prende e di cui si pentirà amaramente ma che continuerà a prendere statisticamente altre tre volte. Tagliarsi i capelli da sola. O farseli tagliare dalla mamma o da una amica. Il che è lo stesso se non peggio. Deve essere responsabile lo stesso gene che porta ogni bambina a tagliare i capelli alla Barbie e dopo cinque minuti piangere davanti a barbie luce di stelle trasformata in barbie punkabestia. E così mi prendo i capelli, mi faccio la treccia e zac. Via la punta. Tre-quattro centimetri buoni.
L’effetto è lo stesso se me li fossi chiusa nella lama tagliafogli.
E adesso sembro esattamente quella che sono. Una che non ha i soldi per andare dal parrucchiere e millanta complessi nei suoi confronti per giustificare la sua completa barbonaggine.
(esattamente un’ora dopo il taglio giunse il postino che portava in dono un assegno di rimborso tasse…)
.Ora, voglio dire, non dico che dovrebbero darmi un tesserino ad honorem per tutte le volte che ho preso sonno in una delle morbide poltroncine di velluto a uno degli infiniti convegni di Confindustria, ma..
Capodanno
Mi iscriverò in palestra e ci andrò regolarmente tre volte a settimana. Mangerò carboidrati a pranzo e proteine la sera. Smetterò di fumare solo al lavoro perché così posso prendermi una pausa. Installerò un antivirus al computer. E metterò da parte cento euro al mese per comprarmi il Mac. Senza mettere le rate addosso allo stipendio al contratto indeterminato di mio padre. Andrò a piedi dalla stazione al lavoro, senza passare però per il mercato, così la finirò di comprarmi collane da un euro e magliette da tre e con i soldi che ogni giorno risparmierò dopo tre mesi mi comprerò una collana di perle e un golfino di cachemire. Andrò al lavoro sempre piena di entusiasmo e con le unghie pulite e non perderò mai più tempo a guardare le isole dell’arcipelago indonesiano su google hearth invece di contribuire al processo di innovazione tecnologia della pubblica amministrazione locale. Louisa May Alcott ci potrebbe scrivere un romanzo addosso a me su come sarò disciplinata quest’anno.Basta roba alla Sophie Kinsella
Mica è un caso che ci siano tutte queste canzoni dedicate a settembre. Uno rientra, butta i panni sporchi nella lavatrice, sfoglia i cataloghi autunno-inverno arrivati per posta e pensa che sarà una persona migliore, quest’inverno.
Poi uno accende il computer, scarica le foto e si pensa che forse si dovrebbe scrivere un post sulle proprie vacanze. E come al solito dalle dita non escono fuori ricordi ma buoni propositi.
Del Cilento resta un abbronzatura che ha fatto esclamare tutte gli irlandesi di “Why you are sooo tan??’” e la lentezza dentro, dell’Irlanda una pancia di Guiness e la sensazione di essere finalmente riuscita a trovare, su Inis Meain, isole Aran, la giusta collocazione di me protagonista di un romanzo di formazione della seconda metà dell’ottocento. E come al solito lascio la parola a chi ci sa fare più di me. Poi forse, un giorno…
Quando avevo sette anni, guardando il mare in tempesta da fuori il balcone di mia nonna scrissi una poesia che finiva con “e nel mio cuor, sento nostalgia d’estate”. In realtà ho sempre adorato l’autunno.