domenica, ottobre 28, 2007 14:45

Parentesi tonda
Ecco qua. Ho chiuso il trolley e me ne vado quel po’ di giorni pochi che bastano a mettere l’idea di parentesi. Felice dei pomeriggi vuoti che mi aspettano. Felice delle tante mezze cose e del Natale che verrà.  Felice delle scarpette nuove che mi sono comprata per festeggiare. Da ginnastica con i ricami dorati. Belle belle e comode per camminarci tanto.
 
( che poi, voglio dire, da quando i venditori di scarpe sono diventati peggio dei venditori di macchine dei Simpson? Voglio dire, io da foot loocker non c’era mai andata perché mi facevano impressione le divise juventine dei commessi ((ma le femmine esistono? Io non le ho mai viste..)). Però, non riuscendo proprio a trovarle altrove, un paio di scarpe belline, entro là. Scelgo e quello a forza mi dice che io ho 38 e mezzo quando invece è noto che ho 37, mi fa provare le scarpe e dopo che ho detto “ok, vanno bene”, mi vuole a forza vendere nell’ordine: -un paio di solette igieniche lavabili con molla sotto –un orribile paio di calzini fantasmini – una gomma per pulire i graffi dalle scarpe. Il tutto con immancabili dimostrazioni da rappresentante mondialcasa. Detto cià da oggi eviterò per sempre foot loocker. Però le solette erano comode. Ma costavano 15 euri, voglio dire…)
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lunedì, ottobre 22, 2007 21:22

Le fisse
 
Come ogni femmina di questa terra io soffro di fisse mensili più puntuali delle mestruazioni. Dopo la fissa del sopracciglio arcuato e del cerchietto degli scorsi mesi la fissa di ottobre è lo smalto rosso. Lo smalto rosso è molto bello e molto glam. E molto difficile da mettere. E appena si scheggia sembri subito una battona. Ed è difficilissimo da togliere. Passi e ripassi e sembra sempre che hai stai uscendo mo’ dalla villetta di Garlasco. (che poi, perché tutti sti delitti avvengono sempre in villette e mai in appartamenti? Secondo me è per esigenze di scena, voglio dire, se inquadri una villetta il senso narrativo è compiuto, se inquadri un palazzo, pure se zoomi sul balcone, non è mica la stessa cosa) E non ci vuole il levasmalto che costa 2 euri e 50, no, no, ci vuole proprio l’acetone, quello che se lo lasci aperto puoi pure morire intossicata. Ma vestirsi tutta nera e mettersi solo smalto e rossetto rosso è il trend personale di questo mese. Stasera, giusto per fare le prove dell’imminente disoccupazione, mi sono tolta e rimessa lo smalto tre volte. E ora ho le unghie semirosse che non si pulisco. Che faccio? Copro tutto con lo smalto nero e pace o le metto nella varrichina?
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domenica, ottobre 21, 2007 12:28

Regina, reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello?
 
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Quarta puntata
 
Quando fu, poco più di un anno fa, che si consumò il mio primo addio lavorativo, la cosa era di pubblico dominio. Ci furono torta, champagna, regali d’addio e molte lacrime. Fuori c’era il temporale, io riempi una scatola con tutti i miei pupazzetti e li misi su ogni scrivania. Quando ogni tanto torno, vedo che i pupazzetti sono ancora là.
Questa volta non lo saprà nessuno. Me ne andrò così un venerdì sera salutando tutti come se ci vedessimo lunedì. Ma il lunedì sarò già in Sicilia a snervare. Forse manderò una mail a tutti sabato.
Nessuno lo sa perché in questo posto si dice che le cose non si devono dire e nessuno deve sapere niente. Le cose vanno sussurrate dietro porte chiuse e non urlate nei corridoi. Non saluterò nessuno non perché non ami il melodramma degli addii, ma perché non saprei e non vorrei rispondere a domande ovvie.
 
Ma come mai te ne vai? Non mi hanno rinnovato il contratto.
Ma perché non te l’hanno rinnovato?Non lo so
Ma hai già trovato altro? No
Ma stai cominciando a vedere qualcosa? No.
 
Io me ne andrò una settimana a limbeggiare sotto l’Etna e  poi boh. Qualche settimana a casa, con la felpa delle scuole medie a guardare uomini e donne e fare gli occhi a pixel. Guarderò il passaggio del sole nel cielo e aspetterò qualcosa di buono che verrà. Al primo post lagnoso pubblicato sul blog deciderò che è ora di trovarmi un lavoro. E si ricomincia daccapo.
Tre passi di gambero. Due di formica.
 
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giovedì, ottobre 11, 2007 18:27

Mi devo lavare i capelli e mi scoccio 
(segue: mi devo asciugare i capelli e mi scoccio)
( segue il segue: il perenne inseguimento del liscio che afflige le giovani d'oggi)

Ma se uno non si lava più i capelli che succede? E' vero che dopo il primo mese stanno bene tipo una parrucca? Voglio dire, nei quadri del seicento, quando lo shampo e il phon non esistevano i capelli sembrano normali. E' il photoshop dell'epoca? E' vero che se non li pettini neanche ti si fanno i rasta?

Poi i capelli me li sono lavati, ma ora mi scoccio di asciugarmeli. Resto davanti al computer con l'asciugamano arravogliato in testa ma al più presto dovrò spiacciarmi prima che si asicughino prendendo la terribile piega mocho vileda nè ricci nè lisci. Ora le alternative sono due.


1) tirarli su con la pinza, togliere una ciocca alla volta partendo dalla nuca, arrotolarla su una spazzola tonda e asciugarla tirando e ritirando. Così per tutti i capelli legando quelli asciugati già in una coda. Prendere la piastra bellissima di diego dalla palma in ceramica con cristalli di tormalina e ripetere lo stesso procedimento avendo cura di cospargere ogni ciocca con i cristalli di luce collistar. La fase successiva (optional) consistete nell'avvolgerli in grossi bigodini per dare un movimento tondeggiante alla piega più attuale e che evita l'eccessivo liscio-velina

2) Buttarsi a testa in giù,stropicciarli con un po' di schiuma, asciugarli complusivamente col phon col diffusore al massimo sempre stropicciando. Rialzare su con un gesto violento. Guardarsi e salutare Jem la cantante. Andare a dormire per ammaccare l'effetto complessivo.

La seconda che hai datto. Vado eh

(il mattino dopo)

Il fatto è che ci possono fare una capa tanta giornali e tv dicendo: “ estate 2007: trionfia il capello riccio” “autunno 07: mai più senza cotonatura” “inverno 2008: tutte cugine di campagana” ma una qualsiasi ragazza, non dotata strutturalmente di capello a spaghetto desiderà sempre capelli lisci lisci lisci ( nel caso in cui ne sia dotata passerà i suoi giorni a scottarsi con l’arricciacapelli). Il capello liscio ci piace perché ci fa sembrare subito una ragazza sistimata, ci fa sembrare più eleganti e anche più ricche. Puoi stare vestita anche come una barbona, ma se hai i capelli lisci sembri subito una Borromeo.  

Facciamo outing: quanto abbiamo speso nella nostra vita in creme liscianti, balsami effetto cachemire, fludi stiranti, stirature chimiche dal parrucchiere,  bigodini normali, bigodini autoriscaldanti, spazzole riscaldanti, piastre in acciacco, piastre in ceramica, phon agli ioni attivi, cristalli di luce setificanti? Quante ore della nostra vita con la spazzola in mano a tirare la ciocca e poi guardarsi con due specchi e scoprire che era rimasta ondulata? Quante scottature con piastre a 200 gradi da riusare per farci le melanzane sopra?  Quante volte abbiamo invidiato la nostra amica pereta che ogni volta che si faceva lo shampoo, ogni volta, aveva la forza di messinpiegarsi?

 

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giovedì, ottobre 04, 2007 15:09

Le Scienze della Comunicazione

 

Mo’ tutto si chiama scienze. Siamo tutti scienziati. Giurisprudenza non è più giurisprudenza ma scienze giuridiche, economia non è più economia ma scienze economiche. Scienze della comunicazione è sempre stata scienze della comunicazione. Progenie di tutta la fuffa a venire.

Quando andavo alla scuole medie volevo andare a lettere. Volevo fare la giornalista. Da quando sono nata volevo fare la giornalista ( o la scrittrice). Scrivevo articoli moralisti e fustigatori sul giornalino dell’oratorio contro il modello culturale imposto da Non è la Rai e mi rifiutavo di studiare la matematica perché mi sentivo unicamente chiamata al sacro fuoco della penna. Me tapina. Quando avevo verso i 15 anni venni a conoscenza della nuova, magica invenzione del sistema universitario italiano. Scienze della Comunicazione. La facoltà che ti apre le porte al dorato mondo della comunicazione. Puoi fare la giornalista, l’addetta stampa, le pubbliche relazioni, l’autrice televisiva, la comunicatrice aziendale e tanti altri bei lavori trendy.   Non pensai mai più di poter fare altra facoltà se non scienze della comunicazione. Continuai a studiare esclusivamente italiano storia e filosofia, accumulai debiti formativi in tutte le altre materie che non ho mai saldato (roba che se Fioroni mi acchiappa mi fa fare latino greco e matematica a settembre) e durante l’estate del 99 mi iscrissi ai test di ingresso di tutte le scienze della comunicazione d’Italia. Un settembre in treno. Entrai a tutte. Rimasi a Salerno. E cominciarono cinque anni di idillio. A Scienze della Comunicazione ti fanno vedere Matrix e Blade Runner, ti fanno studiare l’incarto dei pacchetti di caramelle,  si guarda tutti assieme Uomini e Donne e si commenta con un bel focus group la valenza semantica della french manicure delle corteggiatrici. Io mi sedevo nelle ultime file e ridevo, non andavo a seguire economia e facevo le capriole nei prati verdi. A febbraio nevicava, noi staccavamo i sedili dalla sedie e ci buttavamo giù dalla collinette. Studiavo  libri dal titolo “Come risvegliare il vostro genio creativo” andavo là e pigliavo trenta. I miei genitori erano tutti contenti di questa figlia che prendeva sempre trenta.  Preparavamo gli esami in tre giorni e il resto facevamo i radical-chic a Penta, frazione di Fisciano.  Ho fatto una tesi, sui blooog, il nuovo strumento di comunicazione di noi gggiovani, analizzando i blog con le scritte glietterate amore mio ti amo tanto non ci lasceremo mai forever together delle ragazze del primo anno e ho preso 110 e lode.

E mi ritrovo in vista della scadenza del solito cocopro a pensare, potevo fare  scienze della formazione, mo’ facevo la maestra. Mezza giornata e due mesi di vacanza. Potevo fare ingegneria, sei, sette anni di botta ma mo’ avrei trovato un lavoro vero. Potevo fare economia e mi andavo a fare un praticantato da un commercialista e poi mi aprivo uno studio mio. Potevo fare medicina, tanto il sangue non mi fa schifo. Potevo fare giurisprudenza e poi cominciare la carriera di concorsista nella pubblica amministrazione. Potevo non andarci proprio all’università e probabilmente l’avrei ingarrata. Ma qua noi si voleva studiare la comunicazioneee.

Il messaggio è questo. Ragazzi, e soprattutto ragazze, fate un università che vi faccia diventare un qualcosa di definito, non uno scienziato della comunicazione.  Scienze della com fatela solo se siete alte un metro e ottanta, portate la 40 e sognate un futuro da veline. Così avrete una bella risposta pronta quando TgCom vi intervisterà. Direte che  "Per me è fondamentale una solida preparazione culturale. Io infatti frequento Scienze della Comunicazione e adoro leggere. L'ultimo libro che ho letto è stato l'Alchimista di Paulo Choelo. Mi ha cambiato la vita".

La vecchia saggia disse ciò. E ora basta, che la giornalista deve scrivere la circolare sui poli catastali.

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lunedì, ottobre 01, 2007 16:08

Dead-line

 

Nella vita l’importante è prefiggersi degli obiettivi ben definiti da raggiungere. Oggi, 1 ottobre, imprimo nel  Cms di codesto blog il prossimo step: arrivare al 20 ottobre, primo sabato dopo la ricezione dello stipendio, per andarmelo a spendere tutto nel nuovo mega super maxi centro commerciale sito in Marcianise.  In particolare nel primo e unico store meridionale di H&M.. 3000 metri quadri di low cost svedese in cui ravanare a piacere senza avere in tasca i soldi contati perché sei in viaggio o in erasmus e una maglietta in più vorrebbe dire non avere più soldi per tornare per il treno.

( detto ciò: non so se essere davvero felice che h&m sia arrivato in Terra di Lavoro.  Voglio dire, fino ad ora potevo fare la tipa buona con le mie ma<gliettine divided  comprate in blocco a 4.99 negli interminabili pomeriggi passati a girovagare in qualche nordico store, ma ora le stesse magliette ce le avranno addosso tutte le peggiori vrenzole di maddaloni…)

Ovviamente tale obiettivo a b.t, rimanda a data da destinarsi l’obiettivo a mlt, ovvero, le 10 cose che una donna deve avere prima dei 30 di cui si parlava post-anzi.

( N.B. ricordarsi di comprarsi un paio di guanti di raso nero lunghi fino al gomito, il malva must have di quest’inverno da portare rigorosamente con anello patacosso indossato sopra).

 

 

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