lunedì, dicembre 31, 2007 12:04

E sarà anche bisestile

I numeri dispari mi sono antipatici. Punto sempre sul pari, la simmetria, la divisione senza resto, il senso di compiutenzza Il 7 che tanta gente ha come numero preferito non mi piace,è secco secco e non chiude. A me piace il 4. il porco, il girno in cui sono nata. E più di tutti mi piace l'otto. Tondo tondo, palindromico e infinito. 2008. Quatto letter belle chiatte chiatte. Nemmeno un numero a bastone. 8 come 80, l'anno in cui sono nata, primo di un decennio florido e ricco, in cui si poteva andare tutte le settimane al ristorante. Otto come il primo numero che ho imparato a scrivere, due cerchietti uno sopra all'altro e poi senza mai staccare la penna dal foglio, pagine e pagine già persa nell'ipnosi del segno infinito. Otto come il nastro di Moebius, il nastro con un solo lato che costruivi secondo le istruzioni del Libro Segreto degli Gnomi ritagliando strisce enormi di carta stesa sul tappeto del soggiorno negli inverni che cominciavano con otto. E ore e ore a colorare coi pennarelli i nastri senza mai staccare la mano dall'otto.
E quest'anno saranno 28. Gli anni che aveva mia mamma quando sono nata io.
E buonotto a tutti.

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martedì, dicembre 25, 2007 21:15

X-MAS
 
Camilla F. (1980-vivente) Ragazza pervarsa dallo spirito natalizio e dal fantasma dei Natali Passati, usata come consulente da tutta la famiglia per la sua bravura nel fare i regali.  
...
Anche quest’anno è andato tutto bene. Io ho avuto un cappellino, un maglioncino, un paio di completino sexy da mia mamma che non ce la fa più a vedermi solo con le mutande di hello kitty e un cellulare rosso. La sera della vigilia come al solito tutte le mie cugine hanno cacciato le pinze dalle borse per legarsi i capelli e cercare di far assorbire il meno possibile l’odore del pesce fritto. Io come al solito sono stata quella più disinteressata al fatto di avere i capelli all’odore di baccalà. Come al solito ci hanno messo, a noi cugine zitelle, su una tavoletta aspartata, e al posto del vino al centro ci hanno messo una bottiglia di Coca-Cola anche se abbiamo in media 27 anni. Il momento più confuso come al solito è stata la scolatura degli spaghetti che devono essere al dente ma non tuosti, e il loro successivo versamento dei piatti con l’olio delle vongole che schizzava da tutte le parti. A tavolo come a solito si è parlato male dei parenti che non c’erano e si è ricordato di quando eravamo piccoli e a Natale facevamo la recita di Fantaghirò. Poi, dopo  le nucelle e le zeppole le parole si sono fatte stanche e allora siamo andati tutti nella stanza da letto per fare la processione. Mia nonna ha distribuito una candelina rossa a testa e ha messo il bambinello in mano a mia cugina Paola che è la più piccola della famiglia anche se ha 19 anni, l’età in cui sua mamma ebbe la prima figlia. Abbiamo accesso le candeline coi cerini e come al solito tutti abbiamo cominciato a ridere e mia nonna a incazzarsi a dire che non dovevamo ridere perché la processione del bambino è una cosa seria. Allora mia cugina Paola ha soffocato le risate e intonato Tu Scendi dalle Stelle, che lei è l’unica intonata della famiglia e va pure a scuola di musical. Tutti incolonnati abbiamo fatto il giro della cugina tra i piatti sporchi e poi visto che la casa è piccola siamo subito arrivati davanti al presepe dove nessuno si ricordava le parole della terza strofa, quella di “Caro eletto, pargoletto…” Allora Paoletta ha messo il bambinello del presepe e ognuno di noi ha fatto colare un po’ di cera sulla carta a montagna per mettere la propria candelina davanti alla grotta. Mia nonna si è messa a piangere e come ogni anno da venti anni ha detto “pensatemi l’anno prossimo quando non ci sarò più”. Poi le zie si sono messe a fare i servizi e noi cugine ci siamo sedute sul divano pensando a quando toccherà a noi. Già lo so che io finirò a friggere il baccalà. Allora io ho chiamato alla socia e le ho detto "mi sento proprio come in quel pezzo di Marco Lodoli che tu citi sempre".
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lunedì, dicembre 24, 2007 11:37

E mai Santo Stefano
 
L’anno scorso, da queste parti, si respirava un clima da ballata del fantasma dei Natali passati con patimenti e struggimenti vari. Quest’anno non ho messo su neanche il template natalizio. Troppo impegnata a ritagliare pupazzetti di panno lenci da incollare sui pacchi regalo. Non sono, come mi auguravo di essere, al Rockfeller Center a pattinare ma ho avuto i fiocchi di neve e i vetri appannati dal freddo.
E ridere insieme mentre accovacciati per terra si cerca di impacchettare un regalo troppo grande. Una festa aziendale di Natale senza discorso e senza risatine imbarazzate ma solo con fette enormi di pandoro spalmate di nutella e leccata libera al coltello. Il portabagagli della macchina carico di regali che il vaso per la mamma te lo devi tenere in braccio davanti.  E ancora ci saranno cioccolate calde e caminetti. E tombole e chitarre.
Ed era tutto quello che volevo. All I want for Christmas.
 
Buon Natale a tutti. E che sia sempre vigilia.
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giovedì, dicembre 20, 2007 11:58

Fatemi fare la signora col cano
 
A bell e buon mia mamma si è messa in testa che vuole un cane. Perché si sente sola, lei dice. E vuole un cane. Io non sono mai stata una di quelle bambine che strepita e frignea perché voleva il cane. Anzi, a me i cani facevano pure un po’ paura.  Però mo’ un pochino mi piacciono, soprattutto come accessorio moda da abbinare al cappotto.
Ora. Se lascio campo libero a mia mamma quella piglia e va nel canile e piglia un piccolo cane mostro, quello che le fa più pena. E io non ho nessuna intenzione di avere un piccolo cane mostro per casa. Se proprio devo avere un cane in casa deve essere un bel caniello pereto. Non necessariamente col peedigree, ma bellillo. Che ci puoi mettere il guinzaglio rosa coi brillantini e il cappottino di babbo natale.   In testa avevo ben chiaro quello che volevo. “Cane Charlotte Sex and City”. Ed eccolo qua. Già gli ho dato un nome. Si chiama Chanel, anche se si dovrebbe chiamare Speretiello. Si chiamerà Chanel pure se sarà maschio. Tanto comunque lo farò diventare gay.
Ora. Un cane così secondo me costa più o meno quanto un Mac Book Pro. E non mi pare il caso.
Ora. Come si fa a procurarsi un cane bellillo senza rivolgersi a Creditalia, finanziamenti anche a protestati? Si dà il caso, guarda un po’ i casi della vita e gli scherzi del destino, che i due soggetti di cui si parlava post-anzi, siano due canari. Il primo fa il volontario alla Lega del Cane e tiene tipo cinquanta cani mostri attorno a sé e passa la sua vita a salvare i piccoli randagi. Il secondo ha un allevamento di husky  e bassotti che vende al prezzo di una rata di un mutuo a tasso variabile di un attico in centro.
Ora io ho contattato il secondo, of course.  Che mi dice che il cane dei miei sogni me lo può far avere a seicento euri., prezzo di favore. Credo che contatterò il primo e gli chiederò un book dei più belli orfanelli disponibili. Biondi e con gli occhi azzurri.
 
Avviso per i commenti: non venitemi ora a dire che io non merito un cane, perché i cani sono tutti belli e non sono oggetti di moda e bla bla bla. Sono d’accordo e ho tanta ammirazione per tutti i volontari e cose così. Chiariamo, io un cane di mia spontanea volontà non l’avrei mai preso, ma se proprio cane deve essere lo voglio bello. E basta.
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mercoledì, dicembre 19, 2007 17:22

Forse non avevi mai considerato che.
 
Che poi va a finire che sotto Natale rincontri il Grande Amore Adolescenziale Melodrammatico Passione e Pregiudizio Orgoglio e Sentimento Io e Te 3 Metri Sopra il Cielo. Roba che tipo non lo vedevi da 7, 8 anni.  E davanti a un caffè già pregusti il narcisistico piacere di srotolargli davanti l’ultimo lustro della vita tua giocando con la bustina di zucchero di canna, lui ti fa “ Ma che ti pensi, che vivo in una capanna di fango della foresta pluviale? Ce l’ho Internet, e leggo il tuo blog tutti i giorni”.  Cioè praticamente ne sapeva più di mia mamma. E tutto orgoglioso mi mostra pure le mie foto scaricate da Flickr che ha sul cellulare. Meno male che le ritocco sempre prima di pubblicare. Così tutti i miei ragazzi pensano che io sia ancora più bella di quando stavo con loro e continueranno a essere eternamente innamorati di me. Ah, ho altresì scoperto tramite il social networking che un altro mio ex ha chiamato un cane come me.
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lunedì, dicembre 17, 2007 13:22

Scene di vita (semi)occupata 2: la palestra
 
Intontita dall’inebriante profumo del tempo libero decisi così di iscrivermi in palestra, come già annunciato post-anzi. Il primo passo fu un attento benchmarking dei centri sportivi del territorio di riferimento. Ovvero le due palestrae raggiungibili a piedi da casa mia. La prima opzione, quella praticamente sotto il portone di casa, dovette essere scartata a malincuore perché tanto piccola, che per fare gli addominali ti conveniva stendere il tappetino direttamente nello spogliatoio. La seconda è la stessa che ospitò una mia breve parentesi sportiva verso i 16 anni ma che oggi mi accoglie completamente rinnovata e dedita alla tecno-fashion-gym.
Per prima cosa nella mia palestra c’è un’addetta al customer care ( ovvero come si fanno attualmente chiamare le centraliniste). L’addetta al customer care alle parole “vorrei iscrivermi” mi accompagna in uno stanzino “per conoscermi meglio” e dopo aver fatto partitire il disco sugli copi dell’intervista e il trattamento dei dati personali in conformità alla legge sulla privacy mi chiede: “ Che obiettivi ti prefiggi di raggiungere con l’allenamento?”, “ Che valori dai alla bellezza da 0 a 10?”, “come ti senti con questi chili in più?”, “Per quanto tempo pensi di mantenere i risultati conseguiti con l’allenamento?” ( al che, presa dal vuoto siderale risposi: “fin quando non sarò incinta" E lei: “Stai programmando una gravidanza?”). Dopo di ciò mi illustra le virtù pranoterapeutiche di corsi come “Life Pump” e “Tonificando..” e prende appuntamento con il mio personal tranier. Secondo intervista con il personal trainer che mi chiede a che ora mi alzo la mattina, se vado in bagno regolarmente e se fossi un animale? Dopo di ciò, con l’aiuto del cervellone elettronico, elabora la mia personale scheda di allenamento. E meraviglia. La scheda di allenamento non è più quel foglio di carta che ti dovevi trascinare dietro ma è una chicchissima chiavetta, tipo macchinetta del caffè aziendale. Tu infizzi la chiavetta in uno dei tanti lettori di chiavette presenti in palestra e quello ti dice che esercizio fare. Poi la infizzi nell’attrezzo e quello parte da solo. Oooohhh. Poi ti dà anche i grafici delle tue performance. Ooohhh. In tutto ciò, per essere all’altezza, mi sono comprata: scarpette da ginnastica della Freddy, perché sono le stesse che hanno ad Amici e anche io voglio diventare un personaggio mitico e pantalone della tuta Nike bello largo e felposo, utilissimo anche in momenti di febbre tipo oggi. In realtà io volevo il pantalone di Dimensione Danza, quello con tremila lacci e laccetti, ma costava 80 euri, e mi sembrava brutto spendere 80 euri per un pantalone della palestra.
Alla fine mi ritrovo a seguire il corso di Total Body insieme a signore invasate che mi fanno: “Mo’ da gennaio 4 volte a settimana in palestra per due ore a volta, se no quest’estate a mare come ci vai?”
 
Comunque, altro che palestra: il metodo infallibile per dimagrire, è sperimentato, sono le afte in bocca.
 
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sabato, dicembre 08, 2007 11:39

Scene di vita semidisoccupata 1: Il Castore

 

Ora che non ci si alza più alle sei  e mezza di mattina ora il venerdì sera si può anche uscire. Evento prima quanto mai raro e peregrino. E partecipare così alla felice vita sociale della penisola sorrentina e aggregarmi così con tanti gggiovani del mio territorio. Che poi la serata vada sempre a finire con me seduta sul divanetto che guardo le ragazze con la schiena da fuori a 3 gradi e il capello che, magia, rimane perfettamente liscio, mentre medito un post è un'altra cosa. Io da parte mia ci metto sempre le migliori intenzioni. In particolare ieri ci ho messo un paio di scarpette di vernice nera lucida col tacco. Fornarina. Cioè, tipo, se non avessi avuto quelle scarpe ieri mica sarei uscita. Il fatto è che le volevo portare un po’ in giro. Con l’occasione che uscivo con il mio ex ragazzo preferito. Nel senso che quando esco con il mio ex ragazzo preferito i tacchi li posso mettere. Non come quando esco con il mio attuale ragazzo preferito (detto anche l’Innominababile, essendo un tipo che ha fatto come unico scopo della sua vita non apparire mai sui internet). Che detto così sembriamo Nicole Kidman e Tom Cruise. In realtà siamo semplicemente alti un metro e due vigorsol a testa (va bè, tu due e mezzo).

In ogni caso, ieri sera, venerdì sette dicembre c’erano due grandi inaugurazioni. La stagione lirica alla Scala di Milano e la stagione invernale del Castore di Sant’Agnello. Entrambi eventi mondani impedibili. Peccato che l’inviata di Studio Aperto che doveva presenziare il red carpet abbia sbagliato traversa e sia alla fine fermata a mangiare una pizza da Stelluccia con il cameraman. Il Castore è quello di sempre, divanetti, illougimento e presentazione del calendario della palestra con le solite istruttrici che giocano a fare le battutone con in più un’apprezzabilissima ala fumatori con bar e divanetti così ti eviti la broncopolmonite, il congelamento della mano e l’intossicazione da stufa fungo. Sopra il pianoforte a coda il tipo del pianobar ci ha piazzato una bella pianola dove infila i dischetti e con le mani fa finta di suonare. Al microfono canta Banane e Lamponi e Un raggio di sole per te e le ragazze con la frangetta attorno al pianoforte sbattono il culetto e sono felici.  

Il fotografo mette in posa i gruppetti e scatta le foto per il sito.

Ora, voi extrapeninsulari, mi dovete spiegare una cosa. Anche nel resto del mondo esistono i gruppi di pr che si fanno la lotta, ti inondano il cellulare di sms tipo “Ven3 stay with us! La nottte + magica della penisola è solo da noi. MusicBar Gig8 e Max6 live!!! Ti aspetto. Per info e prenota tavolo 3333…” e allestiscono fotogallery contro ogni 196/03 sui loro siti?

Voglio dire, nella sola città di Sorrento contiamo: SorrentoDoc, SorrentoByNight, SorrentoStayWithUs. (complimenti per la modestia della presentazione a questi ultimi) e qualche altro che ora non mi viene in mente.

Tutti pronti a offrirre una situazione raffinata e ricercata, attenta alla clientela, per un pubblico adulto e selezionato ma anche frizzante e divertente.

Secondo stime  del Censis nella città di Sorrento esiste un rapporto di 1a 10 di Pr-abitante.

Io penso che dopo questa sto a posto fino all’estate. Dopo solo un’oretta, il mio ex ragazzo preferito, mi viene vicino e fa: “Tanto lo so che te ne vuoi andare, piglia il cappotto, io a casa tengo il gioco nuovo del GameCube che mi sta aspettando”.  

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martedì, dicembre 04, 2007 11:44

Far finta di essere integrate
 
Ianuaria porta i suoi 46 anni su tacchi 12 e cammina sicura sui sanpietrini dissestati e scivolosi di Napoli di un lunedì sera piovoso. La social writer dopo la presentazione del suo libro chic chick lit sulle cinquantenni  porta gli amici a mangiare alla pizzeria Pavia, Pallonetto di Santa Lucia, uno di quei tanti posti di Napoli dove a piano terra c’è il basso con la signora che si arrangia a pulire le scale del palazzo e ascolta i neomelodici mentre fa i servizi in pigiama, al primo piano l’avvocato e al secondo piano l’appartamento della contessa di ascendenze borboniche. Straficazioni verticali tufacee e sociali. La protagonista e la firma dei colonnini mondani offre pizza crocchè e birra in una delle tipiche pizzerie napoletane, tavolo di marmo, niente tovaglia e posate a richiesta. E’ alta venti centimetri più di me, e peserà venti chili di me. Ero sicura che avrebbe detto no al crocchè fritto e sfritto. Giusto per poter dire “va beh, però io mi godo la vita”. Ne mangia quattro, però con coltello e forchetta.
A sentire la presentazione del libro sulle cinquantenni c’eravamo anche io e la socia, ovviamente, cinquant’anni in due ( va beh, 52..) nel ruolo di “giovani blogger di belle speranze venute dalla provincia”. Tacco basso perché noi sui sampietrini non ci sappiamo camminare e cappottino buono “perché si va a Napoli a un evento social e mica ci possiamo andare col bomber come quando scendiamo nella piazza del paese”.
Insieme a noi:
  1. Chitarrista silenzioso e zen. Scoprirò poi essere uno dei migliori chitarristi della scena partenopea ma ieri sera era solo l’ex ragazzo della scrittrice che per la presentazione le aveva regalato la Serenata del Rimpianto dei Tempi che Furono.
  2. Amico della socia e di tutto il mondo, che sa tutto e tutti, fa tremila telefonate al minuto,uno che dopo che hai detto una frase ti sa dire da quante lettere è composta. All’inizio lo odio. Mi conquisterà solo al viaggio di ritorno raccontandomi di fisica quantistica e Ettore Maiorana.
  3. Personaggi ai gusti misti.
  4. Cronista del Roma ma anche “imprenditore con venti dipendenti, faccio business nel web” e portatore delle seguenti affermazioni urlate:
    • I blog sono finiti e sono solo un’autoesaltazione dell’ego
    • MySpace è un blog
    • MySpace è una cazzata e non vale niente
    • Adesso sul web vanno solo i portali
    • La grafica è tutto
    • I contenuti non sono niente. 
( Napoli, Pianete Terra, anno 2007)
 
Torno a casa con un libro nella borsetta di vernice e contatti nuovi in un foglietto di bloc-notes infilato dentro. Fulmini violetti sul Golfo. Quando avrò quarant’anni devo ricordarmi di farmi le treccine strette e tirate sulle orecchie per allungare lo sguardo.
 
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