venerdì, marzo 28, 2008 23:28

Faccende di primavera

Aprile, dolce dormire. Ma anche. Ho bisogno di un paio di stivaletti leggeri nuovi marroni. Che quelli che ho sono bellini ma a punta. E la punta è out.  Un nuovo jeans. Perché sono dimagrita e quelli che ho mi vanno larghi.  Si sappia bene in giro. Una creama anticellulite e una tisana drenante per eliminare i liquidi in eccesso. Lo dice la mia amica nutrizionista che mi ha messo sopra un bilancia che non so attraverso quale arma magica ha decretato che non ho grassi, solo liquidi.  Un paio di all star blu. Una camicetta bianca. Magari col fiocco e le maniche a palloncino. Una crema viso e un detergente anti imperfezioni. Un fondotinta di un tono un attimino più solare. Un vestitino nuovo e bellino che il 19 devo andare a un matrimonio e pare brutto non approffittare di un matrimonio per comprarsi un vestito nuovo. Forse potrei mettere quello verde di max mara che ho messo al matrimonio di mia cugina. O quello coi pois bianchi di mia mamma. Ma sembra brutto non approffittare. Lo smalto blu notte chanel che pare proprio non se ne possa più fare a meno. Dei colpi di sole nei capelli.  Una passata dall’estetista. Un paio di cuffie nuove per l’ipod. Devo assolutamente prendere in considerazione l’acquisto di motorino.

E’ incredibile quanto possa essere costoso il cambio di stagione.

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venerdì, marzo 21, 2008 11:44

Pasqualinità

La cosa che più mi piace quando si fa la pastiera è ammaccare con la forchetta il bordo di pasta che si ripiega poco poco sul brodo del ruoto. Paf paf paf tanti bordini. Fare le striscioline da metterci sopra e fare gli incroci invece è più difficile. Lo tagli col zig zag ma se la pasta non è tirata bene appena lo metti su si spezza o affonda nell’impasto. E la pastiera poi non si affoga di zucchero a velo. Anzi, secondo me lo zucchero a velo sopra non ci va proprio. Mia nonna prepara sempre due tipi di pastiere: la 1.0 per le zie, con dentro i canditi. La 2.0 per le nipoti, senza i canditi. Perché alle nuove generazioni non piacciono più i canditi? E’ una domanda che ci dovremmo porre.
Lo sapevate che la Pasqua non poteva venire più presto di così? O forse solo un giorno prima.  Il 22 marzo. L’equinozio di primavera. Quest’anno equinozio di primavera e plenilunio coincidono quasi. Ma comunque l’equinozio astronomico c’è stato il 20 marzo alle 6 e mezza di mattina. Me l’ha detto il mio ragazzo che sa tutto.
Quando ero piccola c’era una specie di leggende metropolitana che il mondo sarebbe finito quando Pasqua sarebbe caduta di maggio. Forse era solo una metafora per dire che il mondo non finirà mai, visto che la Pasqua massimo massimo può venire il 25 aprile e sarebbe proprio una bella sola.  Per farla venire a maggio si dovrebbe produrre un’ allargamento dell’elissi della Terra intorno al Sole che spostri più in là l’equinozio di primavera. Però così si allungherebbe anche l’anno e dovremmo aggiundere mesi nuovi che si potrebbero chiamare Undicembre e Dodicimebre. Oppure fare mesi di 40 giorni ma poi prendere lo stipendio ogni 40 giorni sarebbe davvero una sola. A me già al 21 del mese finisce come alla mamma di Lucio Battisti. In ogni caso il problema non si pone perché ora si porta che la fine del mondo verrà nel 2012 a parte in Bolivia e allora pace. Tutti in Bolivia a suonare i flautini di canna.
In ogni caso a Pasquetta pioverà. Lo dice il Dashboard. Tutti nel soggiorno a giocare a Trivial Pursuit. L’importante è che non piova quando fanno le processioni.
E questo è.
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domenica, marzo 16, 2008 22:27

Primavera non bussa, lei entra sicura

Tu non te ne accorgi perché guardi diritto la strada davanti a te e solo a volte, con una piccola rotazione del collo verso destra, ti giri, mi sorridi, e mi accarezzi una guancia chiedendomi “Sei contenta?”. Tu non te ne accorgi, ma a volte, mentre la domenica sera torniamo da qualche entroterra equamente distante da tutti i punti di lontananza, io guardo le fabbriche di Solofra che scorrono fuori al finestrino e un poco piango.
Poco poco mentre Stefano Bollani suona.  Di gioia e commozione melanconica.
Per tutte le domeniche del ritorno, per tutte le autostrade e gli spiccioli per il casello.  E io che ti chiedo di cantarmi Sere Nere e tu all’inizio un po’ ti vergognavi ma ora non ti vergogni più tanto. Ma solo se non c’è nesusn altro che ti sente.
Stanotte ti sei alzato un sacco di volte. “Avevo caldo”, mi hai detto poi la mattina, e io da sotto al dormiveglia ti spiavo e te lo volevo dire, ma poi ti guardo, ti sorrido, e non te lo dico mai, e neanche tu me lo dici mai. Mi dici solo “sono contentissimo”.
E tutto va bene, l’inverno è passato ed è già primavera
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mercoledì, marzo 05, 2008 11:02

Quello che poi ti ricordi

Quando morì mia nonna l’impiegato delle pompe funebri mi mise davanti un modulo precompilato con sopra un header scontornato ad onda,sfumato nei toni del lilla. Sotto dovevi mettere una crocetta sulla frase che volevi per il manifesto.
  • Serenemante è venut.. a mancare all’affetto dei suoi cari
  • Tragicamente è scompars..
  • E’ tornat.. alla casa del Padre
  • Dopo una vita dedita alla famiglia e al lavoro si è spenta la cara esistenza di…

Ne danno il triste annunzio (….inserire nomi e cariche parentali…)
Un'altra crocetta si doveva mettere sul logo presecelto per il manifesto
  • Madonna Addolorata
  • Gesù Cristo sulla Croce
  • Padre Pio con le stigmate
  • Foto del defunto santo subito
Righe di text libero se volevi un messaggio personalizzato. Si sa, scrivere il proprio epitaffio è un tipico esercizio da wannabe copy in fasce. Ne ho quaderni pieni. Altra cosa è scriverne uno sedute al tavolo laccato lucido della domenica con i due ragazzotti delle pompe funebri dalle spalle grosse a fuori di portare bare che ti spiano da dietro. Metto due crocette a caso, bene attenta a evitare Padre Pio.

L’industria della morte è un’industria efficientissima. Dopo un’ora già i manifesti erano lì, freschi d’inchiostro e umidi di colla con il mio nome di battessimo in bold e i margini della doppia l che si mischiavano un po’.

Quando morì mia nonna una vecchia zia venne vicino a mia mamma per ricordarle che la coperta di merletto matrimoniale sotto la quale lei era morta spettava a mio fratello. E lei ci teneva molto a questa cosa. E io ho pensato a mio fratello, bassista di heavy metal nei peggiori bar di Amsterdam e alla coperta di merletto. Mio fratello che ancora non sapeva niente e alla coperta di merletto da chiudere in un trolley attenti a non superare i venti chili che la Transavia te li fa pagare. Cosa ci fa una coperta di merletto in una mansarda nella red light street di Amsterdam?

Quando morì mia nonna, mia mamma già sapeva quale cassetto aprire. L’ultimo del como’. In fondo a tutto c’era una scatola. Dentro una bella camicia da notte coi merletti, calzette bianche, una corona del rosario, un piccolo scapolare di velluto di quelli che ancora si usano qui, in certe zone del Sud, dove dentro si cuciono ermeticamente santini e fiori secchi. E una busta con dentro 12 banconote da cinquanta e un biglietto “da dare a Sisina per le messe gregoriane”.  Una scatola prepara anni e anni prima. Non si sa quanti, e io a chiedermi se mia nonna avesse anche fatto il cambio lira/euro e avesse calcolato il tasso di inflazione.

Quando morì mia nonna mi tornaro in mente tutte le istruzioni su come comporre un morto che aveva letto avidamente a  9 anni sul manuale di infermiera di Suor Camilla. La fascia per tenere chiusa la bocca e bisogna fare presto. Ma nel mio bieco e postmoderno allontamento e repulsione dell’evento mortuale non l’ho nemmeno toccata e ho lasciato fare a mia mamma e alla badante ucraina che però prima copriva tutti gli specchi. Io mi sono girata e ho fatto l’unica cosa che sapevo fare. Telefonare e organizzare. Con davanti l’agenda di mia nonna e i numeri che man mano che si facevano più recenti la grafia era sempre più incerta e incomprensibile. Fino ad essere sostituita dalla calligrafia antica e svolazzante della sua tata.

Subito dopo arrivò una comitiva di parenti che non sapevo di avere e zie con cappottoni neri dalle spalle troppo larghe che si alzavano sulle punte dei piedi per darmi un buffetto in faccia e dirmi “E tu sei Camilla piccola? Come ti sei fatta grande! Hai gli stessi occhi della nonna”.  Mia mamma in altri giorni avrebbe detto “La stessa tendenza a mettere su chili sui fianchi. Se non la finisci con quei piattoni di pasta diventerai come tua nonna”.

Le suore di là hanno attaccato il rosario. Macchine da guerra anche loro. Snocciollanto quadrupli e quinti misteri dolorosi come io sono recitare a memoria ei fu siccome immobile dato il mortale sospiro stette la spoglia immemore orba di tanto spriro.

Si sta facendo buio. Esco fuori a prendere aria. Per l’ultima volta vedo spuntare fuori dalla montagne blu il treno da Napoli.  Io e mio fratello appessi alla ringhiera gli facevamo sempre ciao ciao con la mano.

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sabato, marzo 01, 2008 11:18

Un paio di cose

Uno. Weltroni presenta come la strabiliante ondata di novità e giovinezza della sua campagna elettorale la ventiseienne che si candiderà al posto di De Mita. Sarò la prima a votarla, tutto il mio apprezzamento, ma voglio dire, quella sta appresso a De Mita da quando aveva quindici anni e mezzo!

Due. Anna Tatangelo si fa fotografare abbracciata al suo amichetto del cuore e Chi titola “Un gay per amico”. Che, voglio dire, semanticamente equivale a “un gatto tutto matto per amico”. Fossi il presidente dell’Arcigay avrei proposto la lapidazione in pubblica piazza del deskista di Chi.  Fossi l’amico della Tatangelo mi cercherei un'altra amica frogiara che non vada a cantare a Sanremo
“ il mio amico mi confida le sue cose”, come se fosse  la grande trasgressione del secolo. Fossi ad Anna Tatangelo valuterei la sostituzione dell’amico gay con il chichuaua da borsetta per la prossima stagione. Fossi a Gigi D’Alessio la manderei a farsi una lavata di faccia di quelle energiche.
( Una domada rimane nell’aria. La Tatangelo ha dichiarato che sarebbe andata sul palco con la foto di Padre Pio (perché siamo tutti figli dello stesso Dio), ma sta foto di Padre Pio, tenendo presenti le sue mise sanremesi, dove se la sarà messa?)
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