E all’improvviso fu estate
Così, senza dire niente a nessuno, arrivò l’estate. E una sera all’improvviso, si poteva uscire con la maglietta a maniche corte. La mattina si abbassava a metà la persiana dell’ufficio per non far entrare troppo sole. Strisce luminose si allungavano sulle pareti verdi e la polvere ballava nel pulviscolo.
Come in quel ricordo nella stanza da letto di tua nonna. Laggiù. Tu, età indefinita a guardare il pulviscolo e la prima malinconica nostalgia di estati passate.
A metà mattina si scende a prende il caffè in piazzetta con gli occhiali da sole e la camminata da bulli ( à uscire liberamente dall’ufficio senza chiedere il permesso a nessuno e senza farlo di stramacchio) . I papà in ferie ( imbarcati a terra?) insegnano a bambini nani a giocare a calcio, i ragazzi dell’istituto turistico fumano con la testa fuori alla finestra dell’aula.
Vi sedete sulla panchina al sole, oltre il mare si vede Napoli. Tu ci stai
L’aragonite sulla tua scrivania stimola i tuoi chakra bassi.
Venerdì siamo andati tutti al concerto dei 24grana. Con la maglietta a strisce Goodbye Kitty, i codini alzati e il braccialetto borchiato dimostravo almeno 24 anni. ( 24 anni… quattro anni fa..punto e daccapo, ancora qua)
Mi dondolo sullo schienale e non mi chiedo quanto ancora potrà durare l’idillio campestre.
E’ quasi giugno.
Gomorra on the sunnyside of the coast
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Uscendo dal cinema la prima cosa che mi viene è in mente è la poesia che apre “Se questo è un uomo”, imparata a memoria alle scuole medie. “Voi che trovate tornando a casa la sera cibo caldo e visi amici”. Noi che torniamo nelle nostre case lontane una costiera dalle vele, noi che abitiamo in posti dove si porta il sabato sera la femmina a fare la passeggiata, quando si vuole fare bella figura. Posti puliti, al massimo qualche vetrina di negozio con lo schotch della Guardia di Finanza sopra e la scritta “chiuso per riciclaggio”. Il cui massimo del brivido per la gioventù locale è andare a pigliare il fumo dal Gemello a Torre, versione Lego di Scampia.
Eppure sabato sera, mentre andavamo a ballare nel posto fighetto e superselezionato ci sentivamo la stessa canzone con cui comincia il film “la macchina 50 che figata, tuo padre finalmente l’ha comprata..”
Eppure agli angoli delle strade abbiamo le stesse statue di Padre Pio a braccia aperte per accogliere non si sa bene cosa e la corona di fiori sotto che appassisce nella calura del pomeriggio pallido e assorto.
Eppure tutti, tornando a casa, abbiamo costeggiato vie colorate di sacchetti di rifiuti, accatastate nelle curve come balle di paglia per un rally.
Nel cinema ieri sera non c’era un posto libero. Roba che manco Titanic. I ragazzi qua in ufficio manco ci sono riusciti ad andarlo a vedere, chiamando un’ora prima per i biglietti. Ragazzine con le converse, signore con le perle sottobraccio al marito.
Forse erano le stesse che sabato scorso si sono presentate in libreria chiedendo “ce l’avete quel libro che ha scritto quel pentito della camorra che ieri stava da Mentana?” . Sguardo perplesso della commessa. “ Un ragazzo giovane, con la barba, senza tanti capelli..” Signora, per caso questo qua? ( mostrando il retrocopertina ) “Sì, sì proprio lui!”
Le stesse persone che hai visto per due anni di circumvesuviana con la copertina nera e la scritta fucsia in mano. Gente che forse a casa ha Gomorra,
Perché abbiamo letti tutti, ma dico tutti, Gomorra? Perché stiamo andando a vederlo tutti in massa?
E sufficiente dire: “ a tutti piace leggere di se stessi e di quello che ha attorno, del panorama del porto che ogni giorno vede dal porto di Napoli, delle fabbriche ai lati dell’autostrada che imbocca ogni fine settimana, delle canzoni che sente ‘tanto pe’ parià””?
No so, la ragazzina di 12 anni con le converse e la signora con le perle intanto vivono la stessa sensazione di sdegno mista a fascinazione del male, di quello che sembra esserci così lontana, eppure ci è così vicina, in mille piccoli contatti quotidiani, da quando ci compriamo la maglietta a sei euro al centro commerciale dell’area nord di Napoli a quando ridiamo guardando i video dei neomelodici su Youtube.
E il bivio di Miano mica è tanto lontano dalla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, dove tutte noi, ragazzine ripulite e dall’accento straniero ci siamo comprate la nostra consapevolezza estetica e compiacente a 12 euro e cinquanta.
Il materasso dell'anima
“Perché non scrivi una piccola recensione ogni volta che leggi un libro?” Mi dicono ieri sera. Io penso. Scrivo tanto. Leggo molto di più. Ma non so scrivere di quello che leggo. E non mi piace neanche parlare di quello che leggo. Mi sento in imbarazzo. Sarà per lo stesso motivo per cui odio nei blog il tool in colonnina “Leggo” e l’elenco dei libri che il nostro blogger in quel momento sta leggendo ( e ovviamente adoro la grandissima scelta di stile fatta a proposito da Italian Psycho). Un fastidio pari quasi solo a quello degli adesivi glitterati “Amore mio ti amo tanto” ( a proposito, quando una mozione dell’Accademia della Crusca per l’abolizione di tale espressione?)
L’unico onanismo librario in cui mi crogiolo è la classificazione della biblioteca in xsl con obiettivi del tipo “quota 500 entro il
Detto ciò, sì mi piacerebbe tremendamente scrivere di libri, ma non ne sono capace.
Mi piacerebbe avere ancora un’ora di treno di ritorno solo per il piacere di cacciare il libro dalla borsa da dove mi ha aspettato per tutta la giornata di lavoro. E alzare solo ogni tanto lo sguardo per masticare una frase.